Biodiesel e bioetanolo saranno un affare solo per i produttori: scarso l'impatto sul totale dei carburanti e rischi per la fertilità

I biocarburanti sono al centro di un dibattito serrato che coinvolge tutto il mondo.
V’è chi, come il Presidente Brasiliano Lula, nei nuovi carburanti vede una “rivoluzione democratica” in grado di affrancare tutti i paesi poveri dalla schiavitù delle multinazionali del petrolio e dei pochi paesi produttori.
Di converso gli agricoltori italiani temono di vedersi sfuggire un affare e sottolineano i costi, in termini di emissione di Co2 dovuta al trasporto, dell’importazione dei biocarburanti da paesi lontani.
Molti temono
che la conversione delle colture alle nuove produzioni possa portare ad una penuria di cibo oppure che riprenda in grande stile la deforestazione per reperire nuovi terreni da destinare alle colture “energetiche”.
In Europa né il biotenaolo né il biodisel sposteranno in modo significativo la situazione: le quantità prodotte non copriranno nemmeno gli aumenti di consumo di carburanti.
Peraltro c’è anche il rischio di un eccessivo sfruttamento dei terreni abbandonando la pratica del “riposo” periodico.
L’unione Europea ha previsto l’introduzione del 10% di biocarburanti nel 2020, ed ora ha pubblicato uno studio indicando quali dovrebbero essere gli sviluppi per i vari prodotti agricoli.
Circa 58 milioni di tonnellate di cereali, o circa il 18% dell’uso interno, dovrebbe essere utilizzato per la produzione di prima e seconda generazione, in questo caso includendo anche la paglia, di carburanti bio.
I cereali piu’ usati saranno il grano tenero e il mais, mentre il resto dovrebbe essere orzo.
Con l’incremento previsto per le colture di circa l’1% l’anno si dovrebbe poter contare nel 2020 su una produzione di 38 milioni di tonnellate in piu’ rispetto a quella attuale.
Altri 14 milioni di tonnellate di cereali potrebbero essere prodotti in oltre 2 milioni di ettari lasciati volutamente a riposo.
Secondo lo studio l’uso di cereali prodotti localmente è destinato ad aumentare in modo significativo, facendo così diminuire la quantità destinate all’esportazione.
I prezzi dei cereali dovrebbero rimanere stabili a 120 euro la tonnellata, in termini reali, e a 150 in termini nominali. Il prezzo del mais resterà ben al di sopra dei prezzi di intervento, come conseguenza di un aumento della domanda interna e della relativa stabilizzazione dei prezzi dei cereali.
Sul lungo periodo l’impatto dei biocarburanti sul prezzo dei cereali varierà rispetto ai prezzi 2006 con una forbice tra il 3% e il 6%.
La produzione dei carburanti di seconda generazione potra’ raggiungere circa un terzo della produzione di biocarburanti grazie all’uso della paglia e dei composti della cellulosa del legno.
Per questi particolari materiali e’ prevista un’ importazione di 1,75 milioni di tonnellate. Il mercato dei semi oleosi si manterrà sostenuto, particolarmente per ciò che riguarda i semi di girasole il cui prezzo dovrebbe crescere notevolmente, del 15%, vista la ridotta potenzialità di produzione. 
L’olio di soia, molto richiesto dell’industria del biodiesel in Brasile e negli Stati Uniti, sarà molto più caro.
Il 2012 viene indicato, da uno studio ah hoc della Commissione europea, come il Big Bang per i biocarburanti.
Il tasso di incorporazione comincerà a salire progressivamente in modo significativo permettendo di raggiungere nel 2020 l’obiettivo del 10%. In questa corsa al risultato diversa è  la situazione di partenza dell’industria del biodiesel e del bioetanolo. Il biodiesel, la cui produzione industriale appare gia’ ben sviluppata, dovrebbe fare un importante balzo in avanti a partire dal 2014, grazie alla maggior tecnologia su larga scala della seconda generazione BTL (biomassa to liquid).
Lo stesso salto qualitativo è atteso per le tecnologie di seconda generazione del bioetanolo. Per questo prodotto, però, la costruzione delle capacità produttive di prima generazione dovrebbe gradualmente iniziare a partire solo da quest’anno per poi aumentare a ritmo piu’ sostenuto dal 2011 al 2014.
L’accresciuta domanda di carburanti bio, avrà però un impatto sull’uso estensivo e intensivo dei terreni. I
n particolare, lo studio della Commissione europea analizza le conseguenze che potrebbe determinare un aumento della domanda per produrre biocarburanti di prima e seconda generazione in concorrenza con quella esistente per la produzione di cibo e di mangime. Lo studio valuta che si utilizzerà circa il 15% delle terre arabili per la produzione di carburanti bio e che, quindi, il totale dei campi coltivati per la produzione di materie prime destinate all’industria dei biocarburanti di prima e seconda generazione dovrebbe essere di 17,5 milioni di ettari nel 2020. L’introduzione del nuovo tasso di incorporazione del 10% non porterà, secondo Bruxelles, ad un aumento massiccio dei terreni utilizzati.
Si coltiveranno solo da 5 a 7 milioni di ettari in più, a seconda del contributo che daranno i carburanti bio di seconda generazione.
Per aumentare il potenziale di produzione si pensano di utilizzare, come fonte principale, i terreni messi a riposo dietro sovvenzione. Questo sistema, usato per ridurre la produzione, viene applicato attualmente a 3,9 milioni di ettari nell’Unione europea a 27.
Dal 2011 in poi un altro milione di ettari, appartenente agli stati membri entrati a far parte dell’ Ue nel 2004, si aggiungerà ai terreni già soggetti al sistema della messa a riposo. Infine dal 2015 si potrà contare su un altro mezzo milione di ettari, contributo dei terreni bulgari e romeni, per un totale di 5,4 milioni di ettari.

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