Il comitato frazionale è arrivato ai ferri corti con il prete che intende gestire da solo lo spazio polivalente realizzato dal Comune con un investimento di 40-50 mila euro; il caso si è accavallato al trapasso di Amministrazione Marini-Ruggiano

Un paese in rivolta contro il parroco. E’ quanto sta accadendo nella frazione di Ilci di Todi, dove la situazione è ormai precipitata a tal punto da essere arrivata al volantinaggio, al ricorso alle vie legali e anche alla richiesta al Vescovo per valutare l’eventuale allontanamento del prete.
Il tema del contendere non ha alcunché di spirituale ma è molto più banalmente e materialmente riconducibile ad un “pezzetto” di terreno…
La storia parte da lontano, quando nel 2003 l’allora parroco di Ilci, don Giuseppe Mancini, e il presidente del circolo sociale frazionale, Maurizio Sarti, sottoscrivevano una dichiarazione con la quale si impegnavano a cedere gratuitamente al Comune, mediante un contratto di comodato della durata di venti anni, una “particella” per realizzare sulla stessa un’area verde attrezzata al servizio dell’intera comunità paesana.
Fin qui nulla di strano, essendo una procedura adottata in varie altre situazioni, sia a Todi che altrove, affinché l’istituzione municipale possa avere il titolo per investire su una proprietà non sua delle risorse pubbliche. In genere, più o meno contemporaneamente al comodato, viene sottoscritto anche un ulteriore atto con il quale la stessa area viene consegnata in gestione al proprietario originario o ad un altro soggetto che opera come associazione senza fini di lucro a favore della collettività.
Ad Ilci, però, qualcosa è andato storto. Anzi, più di una. Sta di fatto che al momento di dare il via alla realizzazione dell’area verde (qualcuno sostiene che i lavori fossero stati in parte addirittura già avviati), di cui si è fatta carico la Comunità montana del Peglia con una spesa di circa 50 mila euro di soldi pubblici, l’Amministrazione comunale di Todi, guidata allora ancora da Catiuscia Marini, si è ritrovata a firmare il contratto di comodato con un altro parroco, con il quale si è impegnata a concedere l’uso e gestione dell’area, una volta ultimata, alla locale Parrocchia dei SS. Giovanni Battista e Biagio. Era l’ottobre del 2005 e, pur con qualche avvisaglia di possibili problemi, si è andati avanti.
Si arriva così ai primi mesi del 2006 quando esplodono i contrasti per la gestione dello spazio polivalente ormai ultimato, del quale il nuovo parroco rivendica l’esclusività, come d’altronde attestato dagli atti. A seguito di un’iniziativa di mediazione, il Comune e il parroco sottoscrivono in aprile un “accordo-intesa” con cui si sottolinea che l’area era “concessa a favore dei cittadini residenti e dimoranti nella frazione di Ilci” e che il suo utilizzo doveva avvenire con parità di accesso e con le modalità previste da un apposito regolamento, individuando una persona in rappresentanza della parrocchia e un’altra a nome del locale circolo come “i soggetti deputati all’uso dell’impianto… previo accordo con il parroco, il quale rimane in ogni caso responsabile della gestione…”. Con simili premesse era quasi scontato che si finisse per andare a litigare, tanto più se in una vicenda simile vanno magari a sovrapporsi ed intrecciarsi pure rivalità e problemi di varia natura.
Arriviamo così ai giorni nostri, con la “patata bollente” che passa nelle mani del sindaco Ruggiano e dell’assessore alle frazioni Bertini, i quali sembra abbiamo proposto la costituzione di un apposito comitato paritetico. La soluzione sarebbe però stata rigettata ancora una volta dal parroco, il quale ha ribadito la volontà di gestire l’impianto in prima persona.
A questo punto il comitato frazionale – che in precedenza aveva già scritto al Vescovo sollecitando un suo autorevole intervento per favorire il ripristino delle “condizioni di dialogo tra la comunità e il parroco, ormai fortemente pregiudicato” – ha diffuso un comunicato nel quale si invita il prete a lasciare il suo incarico, auspicando in tal senso l’iniziativa di Monsignor Scanavino.
Nel comunicato si sottolinea più volte come la realizzazione sia stata possibile grazie ad un cospicuo finanziamento pubblico e come l’atteggiamento del parroco si ponga “in contrasto con lo spirito evangelico” facendo “venir meno le minime condizioni di reciproca fiducia tra lo stesso e la sua comunità parrocchiale”.
L’ultimo capitolo di questa storia deve essere ancora scritto, ma appare chiaro a tutti che qualora non si giunga in tempi rapidi ad una composizione dell’incresciosa vicenda, auspicabilmente a vantaggio dell’intera collettività (la stessa da cui derivano i finanziamenti), il problema potrebbe assumere dimensioni e risvolti ben più ampi di quelli attuali.

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