L'artista, americana d'origine ma ormai tuderte di adozione, si racconta nella sua nuova galleria d'arte permanente
williams

Ha intinto il pennello in una tavolozza con differenti tonalità di verde e ha detto: “Salve”, tradendo un evidente accento americano. Così la pittrice, fotografa e tatuatrice Patricia Ann Williams ha esordito durante l’intervista in merito alla sua nuova galleria d’arte permanente e alla sua peculiare concezione dell’arte.
La sua galleria è situata lungo corso Cavour e ospita, tra gli altri, un quadro di Matisse originale, delle foto di Marco Fagioli, Sebastiano Ricci e un quadro di Lizney Kemp. La presenza della figura femminile, nella sua pittura di carattere naturalistico, sia essa come semplice volto o come vera e propria fisicità è molto presente nei suoi quadri.
Come mai questa scelta? “Le donne sono molto più belle degli uomini e sono anche molto più sensibili. La mia arte non si esaurisce solamente con la figura della donna, sono molto attratta da quello che non viene considerato “perfetto” dalla società. La bellezza sta spesso nell’handicap e in cioè che non è convenzionale”.
Quale è il suo legame con la città di Todi? Cosa gli ha dato e cosa ha ricevuto? “Odio e amore. Sono 18 anni che vivo a Todi, ho cresciuto i miei figli in questa città e ormai conosco tutti, proprio tutti. Sono una persona molto socievole. La realtà però di comunità chiusa, in alcuni casi, è pesante “da vivere”. Mi sento comunque parte di una splendida città”.
Cosa vuole comunicare con la sua arte? “Mi impegno il più possibile per rappresentare la mia realtà di artista: la vita. Il dolore, la speranza di un mondo di pace. La mia arte è autonoma e libera, totalmente svincolata. Dipingo per me stessa e do sfogo alle mie emozioni. Per esempio dopo la tragedia dell’ 11 settembre, io da americana, non ho avuto la forza di dipingere per molto tempo. La mia arte è comunque in continua evoluzione: ci sono quadri che ritocco e modifico ormai da più di 10 anni. Per esempio nel quadro dal titolo “Un augurio” volevo far conoscere, attraverso la metafora di un grande cavallo tenuto con una cordicella rossa da una bambina, la possibilità di vivere sereni”.
Quale è il suo rapporto tra “Arte” e “Artista”? “Sono colpita sempre dalle immagini più semplici e quotidiane, un’ombra, un particolare effetto di luce, un colore strano e insolito. Credo di avere la capacità di vivere la realtà nel profondo”.
Come si è sviluppata nel tempo la sua evoluzione ed itineranza artistica? “Ho sei fratelli e fin da quando avevo due anni per Natale mi facevo regalare tempere, colori e fogli sui quali potevo disegnare. Da quel momento non ho più smesso. La passione per il disegno, per il colore, per la pittura è una cosa che avevo dentro da sempre, è come una energia che esce fuori da sola e non si riesce a controllare”.
Da dove trae la sua ispirazione? “Leggo molto, di tutto, senza distinzioni. Mi ispiro a ciò che accade nel mondo, posso comunque dire che la lettura è la mia fonte principale. Sono anche una persona molto curiosa e questo aiuta molto nella creazione artistica”.

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