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Da Marsciano è partito il grido di allarme per far sì che il fiume torni al centro dell'attenzione dell'intera collettività dell'Umbria

Dopo la sei giorni di incontri tra Mercatello e Spina, dedicati alle problematiche del bacino del Nestore, si può dire che un obiettivo è stato raggiunto. Il fiume è tornato, dopo un ventennio, al centro delle attenzioni di tutti i soggetti istituzionali che hanno competenza in materia.
Sono stati già investiti oltre un milione di euro tra il 2006 e il 2007 per lavori di manutenzione straordinaria delle sponde e dell’alveo e per il ripristino di tre briglie per il trattenimento dell’acqua a Mercatello, Morcella e Compignano. Si trattava di interventi non più rinviabili anche perché il Nestore è un fiume dallo spiccato carattere torrentizio e perciò rapidamente ricettivo alle sollecitazioni del clima. Il che vuol dire che in presenza di precipitazioni anche brevi ma violente può trasformarsi, con le sue piene improvvise, in un fattore di rischio.
Ma il Nestore, per quanto possa sembrare paradossale alla luce di quanto appena detto, soffre in primis di una scarsa portata e di un pesante carico inquinante. C’è un problema di quantità e qualità delle acque che ne ha compromesso l’equilibrio. Ed è su tali versanti che vanno concentrati gli sforzi. Pure su questo si può dire che la macchina si è messa in moto avviando la progettazione di interventi risolutivi.
Per quanto riguarda il disinquinamento c’è ormai un quadro strategico in larga parte definito che prevede quattro interventi: il potenziamento dell’impianto di depurazione civile di Perugia sul torrente Genna, la realizzazione di un nuovo depuratore a servizio dell’area nord di Marsciano e il successivo potenziamento dell’impianto del capoluogo. A questi si dovrà aggiungere l’ammodernamento dell’impianto zootecnico di Olmeto che potrà diventare un centro a servizio di tutta l’attività che si svolge lungo l’asta del Genna.
Si è più volte denunciato che i numerosi allevamenti posti nel perugino, che non conferiscono i propri reflui a nessun depuratore, rappresentano un fattore, non solo potenziale, di inquinamento delle acque fluviali. Viste anche le nuove norme emanate dalla Regione, si tratta di modalità di smaltimento (quali la fertirrigazione “tal quale”) non compatibili con la qualità ambientale di un territorio e che pertanto vanno superate. Non va inoltre taciuto che, proprio perché non tenuti al pagamento di nessuna tariffa per lo smaltimento, c’è chi ha goduto di un vantaggio nei confronti delle aziende di Marsciano, tutte collegate all’impianto di Olmeto. Senza il quale la situazione del fiume, e non solo, sarebbe ancora peggiore.
Anche sul tema della quantità delle acque occorre che si affrontino i nodi, intanto quelli che si possono risolvere in una ottica locale e di bacino, senza fare eccessivo affidamento all’arrivo di acqua dal Chiascio. Cosa che, per quanto nei programmi iniziali dell’opera, è tutt’altro che scontata e avrebbe comunque tempi lunghi. Ogni estate siamo di fronte alla stessa emergenza. Serve acqua per l’agricoltura, ma il fiume non può fornirla e ci si ritrova con il solito inevitabile “rito” dei blocchi all’attingimento e relative difficoltà e proteste. E ad un fiume puntualmente in secca.
Occorre affrontare la questione diversamente. Quali colture è possibile fare, orientandosi su quelle meno idrovore; quali sistemi irrigui utilizzare, privilegiando quelli più efficienti; quali sistemi di stoccaggio mettere in atto, per esempio piccoli laghi interaziendali, in modo da limitare l’attingimento diretto dal fiume. Provvedendo inoltre affinché si possano utilizzare a scopi irrigui anche le acque di risulta dai processi depurativi.
Il complesso delle azioni da mettere in campo per dare nuova vita al Nestore, che, giova ricordarlo, è in Umbria il principale affluente di destra del Tevere, è impegnativo, tanto in termini di cose da fare, quanto per le risorse da reperire. Ma va sottolineato il lavoro di tutte le istituzioni firmatarie del protocollo d’intesa stipulato poco più di un anno fa.
Il Nestore ha rappresentato per secoli una fonte primaria di benessere e sviluppo per il marscianese. Ha pagato l’affermarsi di un modello di sviluppo che ha pensato di poterne sfruttare senza limiti la presenza. La sua situazione è figlia dei comportamenti individuali e collettivi di tutte le comunità che ne vengono attraversate. Ma il Nestore è un tratto storicamente costitutivo dell’identità locale. Saranno tempi lunghi, ma è possibile lavorare perché torni ad essere un fiume degno di questo nome e non più un buco nero della coscienza collettiva.
L’obiettivo del Comune di Marsciano è di rendere il fiume fruibile e di farne elemento di ulteriore valorizzazione di un territorio di grande bellezza e suggestione storico-culturale. E su cui come Amministrazione si è già investito notevoli risorse a partire dai centri storici.
Da Marsciano è partito il grido d’allarme per la salute del Nestore. Il grido è stato raccolto e si sta lavorando. Un lavoro a cui ogni istituzione, associazione, singolo cittadino può portare un contributo di nuova attenzione e nuova sensibilità.                                        
                                                    Alfio Todini – assessore all’ambiente del Comune di Marsciano

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