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In Umbria la nascita del nuovo soggetto politico delude anche al momento della presentazione delle liste, la cui ufficializzazione è stata rinviata a seguito delle continue bagarre interne ai partiti

Non è davvero un bell’inizio per il Partito Democratico dell’Umbria. Non sono bastati i tanti travagli con cui si è arrivati alle candidature, travagli che hanno fatto dire a più d’uno, anche tra i più autorevoli esponenti dei Ds, che la gestazione è stata a livello regionale un vero disastro. E non si era ancora visto tutto.
Il termine ultimo per la presentazione delle liste, con i candidati all’assemblea regionale e nazionale del partito, scadeva infatti sabato a mezzanotte, ma il taglio del traguardo è stato ancora più confuso della corsa. Di ufficiale per tutto domenica non si è saputo nulla, se non che tutto è stato rimandato a lunedì 24 settembre a mezzanotte, a seguito degli scontri ancora in pieno svolgimento tra Ds e Margherita e all’interno degli stessi due partiti che stanno convolando a nozze. L’unica eccezione è stata quella della lista collegata a Rosy Bindi, presentata all’ufficio deputato addirittura già nel primo pomeriggio di sabato con la necessaria trasparenza e sollecitudine.
Le altre, seppur con qualche ora di ritardo sono state sì presentate ma non sono ancora ufficializzate, il che equivarebbe a dire che si sta ancora lavorando per sistemare la posizione di qualche nome. Non si tratta di un dettaglio, visto che mancando per i partecipanti alle primarie la possibilità di esprimere le preferenze, la presenza su un gradino piuttosto che su un altro equivale all’elezione o meno.
Insomma, ogni giorno che passa il Partito Democratico, almeno in Umbria, sembra meno nuovo di quanto da tutti auspicato e dichiarato, con il vento del cambiamento che è diventato una leggera brezza grazie a delle nomenclature che pensano sia sufficiente cambiare il nome per poi poter continuare con i metodi di sempre al solo scopo di salvaguardare il proprio personale futuro politico.
Non si spiegherebbe altrimenti tanta bagarre e, soprattutto, la scelta di confezionare dei “pacchetti blindati” che il popolo del centrosinistra dovrà accettare in blocco.

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