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Mentre il padre, Roberto Spaccino, resta in carcere, Nicolò e Filippo non potranno vedere i familiari fino a metà ottobre; la donna materna ha protestato contro il Tribunale dei minori
barbaracicioni

Oggi ricorrono quattro mesi dall’omicidio di Barbara Cicioni, la donna uccisa in avanzato stato di gravidanza nella notte tra il 24 e il 25 maggio. Della morte è accusato il marito, Roberto Spaccino, rinchiuso ora nel carcere di Terni.
La tanto attesa “prova regina” annunciata a seguito dei rilievi dei reparti del Ris non è ancora arrivata (al pari di quanto avvenuto per casi simili in altre parte d’Italia), così come non vi è stata la confessione auspicata dal sostituto procuratore Antonella Duchini.
Di tutta questa situazione continuano a soffrire i due figli della coppia, Nicolò e Filippo (di 8 e 4 anni), che si trovano ancora “parcheggiati” in una casa famiglia. Non solo. Nei giorni scorsi il pubblico ministero avrebbe chiesto e ottenuto dal Tribunale di minori che i bambini non abbiano contatti con i parenti, fino a quando non verranno ascoltati come testimoni nell’ambito del processo a carico del padre. L’intento esplicito è evidentemente quello di non creare eventuali condizionamenti sulla deposizione dei bambini. Deposizione che avverrà con la formula dell’incidente probatorio, attraverso il quale i due piccoli (soprattuto il più grande) potrebbero avere un peso processuale importante sulla sorte penale del padre.
Intanto intorno ai figli continua le iniziative della nonna materna Simonetta Pangallo, la quale ha prima presentato ricorso contro la decisione del tribunale dei minori di non dargli i due bambini in affidamento e poi ha indirizzato una lettera al presidente dello stesso tribunale affinchè richiami gli assistenti sociali che seguono i nipoti, i quali avrebbero ostacolato anche  gli ultimi incontri che sono stati concessi.
I bambini dovranno rimanere così fino a metà ottobre in una sorta di isolamento che mira a tutelare la loro deposizione processuale ma non probabilmente la loro serenità, come avrebbero sottolineato sia il perito del tribunale che quello di parte.
Non è dato capire come le varie situazioni di conflitto, anche all’interno dei vari gruppi familiari, abbiano potuto influire su tale decisioni, ma quel che è certo che nessuno può dire cosa potrà provocare sotto l’aspetto psicologico tale isolamento sui due bambini e, a questo punto, anche la valenza della loro testimonianza.

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