A Todi il consigliere comunale di Fiamma Tricolore prosegue la sua solitaria battaglia nei confronti degli enti pubblici di assistenza e beneficenza aprendo nuovi "cassetti"
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Torna a scaldarsi l’aria in vista del Consiglio comunale di Todi in programma lunedì. A “creare l’atmosfera” è ancora una volta il consigliere comunale Mario Epifani, il quale torna ad attaccare a testa bassa l’Etab “La Consolazione” guidata dal presidente Paolo Ferracchiati.
In realtà gli argomenti all’ordine del giorno del Consiglio comunale non hanno nulla a che vedere stavolta con gli enti pubblici, ma essendo una “ferita aperta” tra i due schieramenti – a seguito dell’esposto alla magistratura presentato sempre da Epifani sulla vendita di alcuni terreni a Pantalla – il cospargerci nuova sale non dovrebbe contribuire alla sua guarigione.
Oggetto del contendere è l’impianto di un vigneto, vicenda su cui Epifani si sta documentando da tempo e che è già stata (e continua ad essere) motivo di polemica per la pretesa da parte dell’Etab del rimborso dei costi delle fotocopie richieste dal consigliere comunale.
Ecco cosa scrive nel suo blog Epifani:
Nella Genesi si racconta che Noè, scampato dal diluvio e sceso dall’arca, appena toccata terra, piantò una vigna. La vigna produsse ottima uva e Noè ne ricavò del buon vino, che era così di suo gradimento che Cam lo sorprese “spaparacchiato” ed ubriaco fradicio. Se un moderno Noè volesse ubriacarsi con il vino prodotto dal vigneto in Petroro (lotto b) di proprietà dell’Etab, rimarrebbe a bocca asciutta“.
In pratica il consigliere di Fiamma Tricolore denuncia le condizioni in cui si trova la vigna in questione, producendo peraltro anche le foto del suo attuale stato vegetativo e sostenendo di trovarsi di fronte all’ennessimo sperpero di denaro.
 “Nel 2002 – scrive Epifani ricostruendo tutta la vicenda – la Camevat impianta un vigneto con un contributo regionale finalizzato alla ristrutturazione e riconversione dei vigneti (denaro pubblico). Nel 2004 il vigneto subisce due eventi franosi. A parte il fatto dell’infelice scelta del sito per impiantare un vigneto, questo viene totalmente abbandonato e lasciato incolto. Però risulta che nell’arco dei primi quattro anni ci si sono spesi ben 92.000 euro per zappature, arature a piede, potature ed rincalzature. In questa somma non sono neanche compresi gli acquisti degli antiparassitari. L’Etab, a fronte di tale improduttività e quindi mancato reddito, pretese giustamente che la Camevat risarcisse l’Ente con 161.000 euro, addivenendo alle vie legali. In conseguenza della ragione accordata all’Etab, si raggiunse un accordo. Si era nel febbraio del 2005 quando si stabilì che la Camevat avrebbe dovuto reimpiantare il vigneto a sue spese entro il 31 luglio 2007, pena il pagamento all’Etab dei 161.000 euro in un’unica soluzione entro il primo agosto, stesso anno. Né il primo, né il secondo impegno è stato onorato (…). Conclusione della vicenda è che c’è stata una nuova transazione e l’atto stipulato recita che: “A seguito di un’accurata verifica dello stato del suddetto vigneto, tenuto conto del buon attecchimento vegetativo e dello stabilizzarsi dei movimenti franosi, è emersa l’opportunità da parte dell’Etab di recuperare direttamente il vigneto in oggetto di frana per avviarlo in produzione il più presto possibile… si stipula che l’Etab rinuncia al diritto di introitare i 161.000 euro e si accolla il ripristino del vigneto”.
Epifani, che si rammarica anche per il “compiacimento dei sindacati”, chiude domandandosi se è normale tutto ciò e meravigliandosi che il centrosinistra si lamenti poi per i suoi esposti alla magistratura.

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