“Questo è il classico caso di una bufera in un bicchiere d’acqua”. Il vicepresidente della provincia di Perugia, Palmiro Giovagnola, rispondendo ad una interrogazione presentata dal capogruppo di Forza Italia Ivo Fagiolari, ha così commentato il presunto caso di utilizzo di rifiuti pericolosi a Pietrafitta.
Giovagnola ha ricostruito la vicenda. “L’assegnazione dei lavori per la costruzione del Museo di Pietrafitta è avvenuta mediante gara pubblica di appalto con regolare nomina del Direttore dei lavori. Quest’ultimo il 14 agosto ha inviato un telegramma alla ditta appaltatrice, dove lui stesso rilevava la presenza di materiale non idoneo nella zona e ne chiedeva la rimozione.
Il 16 agosto una pattuglia del Corpo Forestale della Stato, recatasi sul cantiere in precedenza, verificava che i cumuli di materiale non erano più visibili e il piazzale si presentavo sistemato. Tuttavia, a seguito di “saggi” sul piazzale, la medesima pattuglia, aveva accertato che sotto una copertura di materiale inerte erano stati sistemati dei rifiuti rilevati, successivamente, solo come materiale edile di scarto e non materiale pericoloso.
In nessuna parte del decreto di richiesta di sequestro – conclude Giovagnola – si parla di materiali pericolosi e detti materiali non sono mai stati rinvenuti nel sedime del costruendo Museo, ma solo nel piazzale. È stata quindi dissequestrata l’area di (3.000 mq), ubicata presso piazzale del Museo dei Fossili di Pietrafitta, sulla quale il Corpo Forestale dello Stato aveva disposto il sequestro preventivo a seguito del rilevamento di materiale non idoneo”.
“La Provincia di Perugia – ha peraltro tenuto a precisare Palmiro Giovagnola – fornisce alla società Valnestore Sviluppo Spa, proprietaria dell’area dove nascerà il Museo e di cui la provincia ha quote rilevanti, esclusivamente una collaborazione per il supporto amministrativo allo svolgimento delle attività della società. Mi sembra chiaro che il supporto in parola non prevede alcuna funzione tecnica di controllo da parte del personale della Provincia, e pertanto nessun tipo di responsabilità diretta per le azioni compiute dalla Valnestore che, tra l’altro, ha una propria personalità giuridica”.
Il consigliere Fagiolari, tuttavia, non si è ritenuto soddisfatto della risposta dicendo che è necessario vedere quale sarà la sentenza della magistratura.
- Redazione
- 29 Settembre 2007









