Vent’anni fa a Montreal fu firmato l’accordo che ha consentito di bloccare la crescita del famigerato “buco dell’ozono”.
In base a tale accordo sono stati adottati negli anni ’80 gli Hcfc per rimpiazzare i clorofluorocarburi (Cfc), distruttori dell’ozono atmosferico, come sostituti temporanei che dovevano originariamente essere eliminati entro il 2030 nei Paesi sviluppati ed entro il 2040 in quelli in via di sviluppo.
Ora la riunione degli Stati membri per il ventesimo anniversario del Protocollo ha deciso il blocco e la successiva eliminazione anche degli idroclorofluorocarburi (Hcfc), sostanze chimiche che, si è poi scoperto, hanno contribuito all’avvio della soluzione di un problema ma contribuiscono al riscaldamento climatico.
I partecipanti al summit mondiale di Montreal hanno quindi accettato di bloccarne la produzione da qui al 2013 (almeno al livello di produzione 2009-2010) e di eliminarla completamente entro 10 anni.
I Paesi in via di sviluppo hanno accettato di ridurre la loro produzione ed il loro consumo del 10% nel 2015, del 35% nel 2020 e del 67.5% entro il 2025, con l’eliminazione totale entro il 2030, con un approdo flessibile accordato loro per il 2040. La decisione è accompagnata da un accordo dei 191 Stati aderenti al Protocollo di Montreal per fornire finanziamenti adeguati.
I costi di questa nuova (e doverosa) accelerazione sugli Hcfc verrà valutato da una equipe di esperti che informeranno i Governi. Entro il 2008 dovrà essere quindi rimpinguato il fondo multilaterale vigente che ha già erogato oltre 2 miliardi di dollari per aiutare i Paesi in via di sviluppo a ridurre i gas mangia-ozono.
- Redazione
- 30 Settembre 2007










