Il tasso di abortività in Italia (numero delle IVG per 1.000 donne in età feconda tra 15-49 anni), l’indicatore più accurato per una corretta valutazione della tendenza al ricorso all’IVG, nel 2006 è risultato pari a 9,4 per 1.000, con una diminuzione del 2,2% rispetto al 2005 (9,6 per 1.000) e del 45,3% rispetto al 1982 (quando questo indice si attestava sul 17,2 per 1.000).
Rispetto a questi dati nazionali sembra migliore la situazione attuale umbra. Il numero delle interruzioni mostra una diminuzione, rispetto al 2005, del 4,4%, quindi più che doppia del dato nazionale.
Un dato positivo nonostante che, come riferisce la relazione annuale del Ministero della salute, il numero degli interventi praticati da donne con cittadinanza estera – presenti in Umbria in percentuale superiore alla media nazionale – sia, negli ultimi dieci anni, triplicato.
La diminuzione trova conferma da altri parametri. Considerando il numero delle donne in età fertile (15- 49 anni di età) nella regione si è scesi da un tasso dell’11,8 per mille ad uno dell’11,1 con una diminuzione percentuale, quindi, del 5,6%.
Tale diminuzione è la più elevata considerando le altre tre regioni centrali (Lazio, Toscana e Marche). E anche in questo caso molto più accentuata della diminuzione registrata a livello nazionale anche se il ricorso all’aborto resta sopra i valori medi nazionali.
La scarsa natalità generale tuttavia fa sì che in rapporto ai nati vivi, il ricorso all’interruzione di gravidanza abbia subito una diminuzione (- 2,3%) che è maggiore solo, in Italia centrale, di quella registrata dalle Marche. Con l’Umbria al secondo posto, dopo il Lazio, in questo rapporto.
- Redazione
- 7 Ottobre 2007








