Polemiche a distanza tra Mario Capanna, altotiberino, e l'ambasciatore Usa Ronald Spogli, di una famiglia d'origine umbra

Mentre in Italia è in corso la raccolta di firme contro gli organismi geneticamente modificati in agricoltura, una notizia che viene dagli Stati Uniti fa sorgere dubbi.
Da un rapporto pubblicato dal Dipartimento statunitense dell’Agricoltura e realizzato lo scorso luglio dai Servizi agricoli esteri dove si legge che “dopo molti anni di voti negativi a Bruxelles in qualità di Stato membro – si legge nel rapporto – l’Italia ha recentemente cominciato a votare a favore (o ad astenersi) in merito all’approvazione di nuovi eventi biotech. Questa importante evoluzione è dovuta al maggiore pragmatismo da parte dei ministeri della Salute e Agricoltura”.
Si è risentito l’umbro Mario Capanna, presidente del Consiglio dei diritti genetici e ispiratore della Consultazione nazionale sugli Ogm, per il quale la diffusione del rapporto USA “è un’indebita pressione”.
Il rapporto ha spinto Mario Capanna a scrivere all’ambasciatore degli Stati uniti in Italia Ronald Spogli, di famiglia di origini umbre, per chiedere “una pronta rettifica del vostro rapporto in considerazione della sua ampia audience internazionale”. Pur affermando di non voler “sostituire le autorità italiane” nel sottoporre all’ambasciatore americano “la fallacia del rapporto su una questione così controversa e sensibile sotto il profilo politico e diplomatico”.
Capanna ribadisce che “l’Italia non ha espresso voti a favore su nuovi eventi biotecnologici e mantiene un pragmatico atteggiamento a tutela del proprio sistema agroalimentare, conformemente con quanto richiesto dai propri cittadini e consumatori.
Immediata la presa di posizione del ministero delle Politiche agricole, che rivendica il suo appoggio alla consultazione nazionale sugli organismi geneticamente modificati lanciata dalla Coalizione Italia Europa Liberi da ogm, “sia con sostegno diretto al programma dell’associazione sia accompagnando progetti di comunicazione”.
Intanto a livello europeo, si evince che la lobby industriale favorevole agli ogm sta facendo il massimo degli sforzi per far passare “la superpatata”.
La quasi conferma viene dal vicepresidente della Commissione Frattini, il quale rispondendo ai giornalisti, si è limitato a dire di non essere al corrente di presunte pressioni da parte della segreteria generale della Commissione Ue sul commissario all’Ambiente, Stavros Dimas, che sarebbe uno dei principali oppositori al via libera alla coltivazione della “superpatata”.

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