Il responsabile del servizio in Umbria ha spiegato come e perchè sono nati i primi sospetti da cui sono partite le indagini concluse con gli arresti di questi giorni

Nella frode in commercio della carne chianina è stato il servizio veterinario delle Unità sanitarie dell’Umbria a far emergere gli illeciti.
Con orgoglio l’assessore Carlo Liviantoni ha rivendicato ai servizi regionali il merito di aver agito tempestivamente, nel corso della conferenza stampa per fare il punto sulla vicenda delle false certificazioni della carne chianina in Umbria, presente anche il responsabile del Servizio veterinario della Regione Umbria, Gonario Guaitini, che ha raccontato lo sviluppo della vicenda.
L’accertamento delle falsificazioni è avvenuto nel 2006 durante i controlli effettuati dai servizi veterinari competenti nei mattatoi di Foligno e Perugia. Dai controlli emergeva infatti la presenza di bovini meticci non corrispondenti a quanto dichiarato nel “passaporto” dell’animale. Da qui la segnalazione alle autorità competenti e l’avvio delle indagini”.
Rispetto alla vigilanza sugli allevamenti, in base alle disposizioni regionali e ministeriali, i Servizi delle Asl controllano annualmente almeno il 5% delle stalle presenti sul territorio regionale e che, a febbraio 2007, la Regione Umbria ordinò controlli straordinari su circa 200 stalle umbre a rischio per un totale di circa 4 mila capi, in quanto risultavano difformi rispetto ai dati della Banca dati nazionale (“Bdn”) che contiene l’anagrafe nazionale delle specie zootecniche.
L’elenco delle aziende controllate è stato poi fornito ai “Nas” che hanno operato, in stretta collaborazione con i preposti servizi delle “Asl”, ulteriori sopralluoghi ed accertamenti nei mesi di marzo e aprile 2007.
Le segnalazioni complessivamente fatte alle Procure di Perugia, Foligno, Spoleto, Terni ed Orvieto da parte dei Servizi Veterinari sono state oltre 40.
L’esperienza maturata in Umbria sul fronte dei controlli e delle verifiche ha portato il Ministero della salute ad accogliere la proposta avanzata dalla Regione di modificare, ad ulteriore garanzia dei consumatori, il sistema informatico della Banca dati nazionale inserendo il blocco di iscrizione del bovino se la razza del vitello è difforme da quella della madre.

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