L'indagine di Segrate sui semafori con il giallo troppo corto riaccende la battaglia anche a Perugia, dove tre consiglieri minacciano di legarsi di fronte ai semafori

Il “ Vampiro rosso di Segrate” ha “succhiato” anche a Perugia. Questo è il sospetto di tre consiglieri comunali di Perugia (di opposizione) per quanto riguarda il cosiddetto “T-Red”, il sistema di telecamere per controllare le infrazioni ai semafori in vigore da alcuni mesi anche nel capoluogo umbro.
I tre consiglieri (Gianluigi Rosi, Carmine Camicia ed Armando Fronduti), hanno annunciano un esposto alla procura della Repubblica di Perugia per chiedere di “intervenire e, possibilmente, attraverso gli uomini delle forze dell’ordine, smantellare e sequestrare” gli impianti T-red.
Il T- Red di Segrate avrebbe un giallo molto corto: due secondi e mezzo
. Troppo poco per notarlo e fermare l’auto.
La conseguenza, inevitabile, sarebbe che la telecamerina riprende inesorabilmente l’infrazione al codice della strada per trasformare il tutto, poi, in una multa ‘salata’ e in punti in meno sulla patente.
Quel semaforo definito ‘vampiro’ era però anche una sorta di ‘Re Mida’ per le casse dell’amministrazione comunale che nell’ultimo anno ha quadruplicato le entrate per infrazioni: fino a 2 milioni e 800 mila euro nell’anno in corso, in virtù di decine di migliaia di multe piovute sugli automobilisti in pochi mesi.
Questo almeno sostengono in un esposto alcuni sfortunati automobilisti. L’esposto è stato preso in considerazione dalla magistratura che, per verificarne la fondatezza, ha disposto controlli e sequestri, ma che al momento non risulta abbia formulato accuse.

Sulle apparecchiature destinate al rilevamento delle infrazioni c’è da registrare una nota ANCI che fornisce chiarimenti sul servizio di accertamento delle violazioni al Codice della Strada.
L’ANCI ha precisato che “l’accertamento delle violazioni in materia di circolazione stradale ricade tra le attività previste dall’art. 11 comma 1 lettera a), del Codice della Strada e costituisce servizio di polizia stradale. Come tale – si legge nella nota – non può essere delegata a terzi, pena la nullità giuridica degli accertamenti. Il comma 4 dell’art. 345 del Regolamento di attuazione del nuovo Codice della Strada prevede espressamente la “gestione diretta” da parte degli Organi di polizia stradale delle apparecchiature destinate al rilevamento delle infrazioni, nulla dice sulla natura del titolo o del possesso.
E’ pertanto legittimo procedere al noleggio di apparecchiature purché le stesse apparecchiature siano nella disponibilità dell’Organo di polizia stradale.
Resta ferma la responsabilità di tale Organo su tutte le operazioni che concorrono alla formazione dell’atto pubblico, quali la convalida dell’accertamento e la sottoscrizione del verbale, nel rispetto delle disposizioni che tutelano la riservatezza.
Possono invece essere affidate a terzi o svolte sotto il diretto controllo degli Organi di polizia stradale le attività puramente manuali quali rimozione e sostituzione dei rullini, sviluppo e stampa dei fotogrammi, masterizzazione dei dati relativi, la preparazione degli atti di notifica, ferma restando la notificazione nelle forme fissate dall’art. 201, comma 3, CdS.
Per quanto attiene il corrispettivo da riconoscere all’aggiudicatario dell’appalto, si suggerisce di seguire la strada della quantificazione in base al costo che dovrà essere sostenuto per ogni singola operazione effettuata.
Ogni soluzione vincolata al riconoscimento di una somma percentuale per ogni sanzione amministrativa accertata, a prescindere dall’entità, contribuirebbe inevitabilmente ad alimentare dubbi sulle finalità delle attività
Se si tiene conto inoltre che, nel caso di accertamento di violazioni ai limiti di velocità, a fronte di una identica attività potrebbero essere corrisposte somme enormemente diverse tra loro perché commisurate all’entità del superamento del limite, la scelta di una somma fissa effettuare sembra essere scontata. Diversamente ci potrebbe essere non solo un profilo di responsabilità amministrativa in quanto diventa difficile giustificare il pagamento di corrispettivi così onerosi e diversi tra loro senza una motivazione plausibile.

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