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I bassi livelli delle retribuzioni dei giovani impediscono la mobilità sociale e territoriale delle nuove generazioni: l'analisi dell'Istituto di statistica fa chiarezza sulle esternazioni del Ministro Padoa Schioppa

Per il Ministro Padoa Schioppa i giovani italiani sono “bamboccioni” che non vogliono uscire di casa.
La sentenza che viene, come è costume in Italia, da chi non ha e non conosce direttamente sulla propria pelle i problemi su cui pontifica, è stata clamorosamente smentita dall’Istat.
Non solo l’uscita di casa, ma spesso l’acquisizione di un lavoro fuori della propria città, è “ostacolata da livelli di reddito piuttosto bassi”.
Secondo l’indagine dell’Istituto, relativa al 2005, in Italia i giovani di età compresa tra 20 e 30 anni, sono circa 8 milioni. Il 67,6% dei giovani occupati che vivono in famiglia ha un reddito che non supera i 1.000 euro e tra questi il 46,2% non supera i 500 euro. I dati sono stati presentati dal presidente dell’Istat, Luigi Biggeri, in audizione sulla Finanziaria al Senato.
Quelli già usciti dalla casa dei genitori, andando a costruire un complesso di circa 1,9 milioni di famiglie, sono 2,4 milioni (30,3%). Le famiglie di questi giovani vivono in affitto in misura significativamente maggiore rispetto alla media nazionale (32,4% contro 18,4%) e presentano un’incidenza di questa voce di spesa sul reddito familiare superiore a quella che si registra per tutte le altre famiglie in affitto (22,3% contro 16,7%).
”Ciò  è imputabile – spiega l’Istituto – sia al minor livello di reddito su cui, in media, possono contare le famiglie giovani sia a una spesa per affitto mediamente più elevata che, a sua volta, è riconducibile almeno in parte a un minor accesso dei giovani agli affitti a canone agevolato”.
In altri termini l’Istat suggerisce di andare a vedere nella Unione Europea, non solo quando si vogliono ridurre in Italia i così detti (dai “soloni”) privilegi, ma anche le retribuzioni reali degli occupati, i costi e le disponibilità delle abitazioni e di non “rompere” troppo con la diminuzione dei trattamenti pensionistici  fin tanto che questi (quelli dei genitori e nonni) suppliscono alle mancanze di risorse delle generazioni più giovani.

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