Legambiente ha fatto la sua classifica: il capoluogo umbro, che sarebbe al 41esimo posto per media matematica, risale al quinto posto per il maggior peso dato ad alcuni parametri

“Pur immerse nelle dinamiche e nelle trasformazioni del ventunesimo secolo, in Italia le città si sviluppano secondo logiche di espansione vecchissime. Il governo urbano risponde ancora a criteri paleo-industriali, affermatisi quando la grandezza fisica era sinonimo di ricchezza, produttività, vitalità, benessere.
Così i nostri centri urbani post-industriali, a dispetto della smaterializzazione dell’economia e di un numero di residenti statico o in declino, proseguono a metter su nuove case e nuovi palazzi. Guadagnano chilometri, perdono irrimediabilmente identità”.
Queste parole, tratte dalla relazione del Presidente nazionale di Legambiente, devono precedere ogni discorso in ordine alla posizione dei due capoluoghi provinciali umbri nella graduatoria nazionale di “ecosistema urbano”, perché spesso i sorpassi di posizione sono avvenuti su una “scala mobile” presa all’incontrario e che inesorabilmente porta giù.
Per effetto, soprattutto, del sistema di pesatura dei vari parametri, Perugia migliora di nove posizioni rispetto all’anno scorso nella classifica nazionale di “ecosistema urbano” stilata da Legambiente, piazzandosi al quinto posto tra le 103 province considerate, merito soprattutto degli indicatori relativi alle politiche energetiche ed alla mobilità.
Molto peggio va invece per Terni, che passa dal 15/o al 51/o posto, a causa della mancata risposta ad alcuni quesiti.
Dalla indagine si evince che nel capoluogo umbro vengono molto (in confronto alla media italiana) usati i mezzi pubblici, anche se è a Terni che gli autobus hanno il secondo miglior “impatto ambientale” d’Italia, dopo Udine.
Sessantanove abitanti su cento a Perugia utilizzano l’automobile, 66 a Terni, in media il 62% degli italiani la preferisce agli altri mezzi.
Il primo dato va quindi letto alla luce del secondo ed allora insieme i due dati danno il segno di un forte pendolarismo: tra centro e periferia nonché fra capoluogo e altre città della provincia oltre che di una presenza turistica.
D’altro canto il biossido di azoto, derivante dalla combustione dei carburanti e dei riscaldamenti domestici, è in netto peggioramento almeno da tre anni.
La stessa città di Perugia supera perciò nei valori medi annuali i limiti per il biossido d’azoto, mentre per il benzene si classifica al 56/o posto.
I valori delle polveri sottili Pm10 a Perugia sono ben al di sotto del limite di 40 microgrammi per metro cubo: intorno a 23,5, con picchi che non superano i 33. Perugia risulta inoltre fra le peggiori città per quanto riguarda la produzione procapite dei rifiuti urbani (775.8 chilogrammi per abitante all’ anno), ma quasi un terzo della spazzatura passa per la raccolta differenziata, mentre solo il 25.2 dei 603.2 chilogrammi d’immondizia ternana viene riutilizzata.
Nelle case perugine si lasciano di più le luci accese (1.071 kwh in un anno) rispetto a Terni (982 kwh). I ternani utilizzano almeno una ventina di litri d’acqua in meno in un giorno (151.5) rispetto a chi vive nel capoluogo di regione (172.7).
Perugia però riesce a piazzarsi al primo posto, e questo risulta decisivo in virtù del peso assegnato al parametro, per le politiche basate sul risparmio energetico e sulle fonti rinnovabili grazie ad un minimo di installazione del solare termico su edifici pubblici, alle disposizioni del nuovo regolamento edilizio relative all’obbligatorietà dei pannelli solari nelle nuove costruzioni, fino a coprire almeno il 50% del fabbisogno, e della certificazione energetica.

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