Dopo l'ultimo allarme di 15 premi Nobel sulle emissioni di Co2, i tempi si fanno stretti ed anche le comunità locali devono darsi da fare con l'unica arma che hanno: piantare alberi

Prima l’allarme isolato di qualche insigne studioso, ora a dire che, per far fronte alla grande minaccia del cambiamento climatico in corso, bisogna agire “immediatamente” sono i 15 premi Nobel riuniti a Potsdam per discutere di una tra le più pericolose minacce al pianeta Terra.
Siamo sulla soglia di un momento della storia in cui è necessaria una grande trasformazione per rispondere all’immensa minaccia al nostro pianeta: questa trasformazione deve cominciare immediatamente”, esordisce il Memorandum diffuso al termine del simposio dal titolo “Global sustainability: a Nobel cause.
All’appuntamento, organizzato dal Potsdam institute for climate impact research (Istituto di Potsdam per la ricerca sugli impatti climatici-Pik) insieme al Wwf e presieduto dal cancelliere tedesco Angela Merkel, ha partecipato anche il premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia.
Insomma, è ora di voltare pagina. Per far fronte all’emergenza clima, si legge nel documento di Potsdam, è essenziale una drastica riduzione delle emissioni di gas serra da parte dei Paesi ricchi.
Ma ricchi erano anche i passeggeri del Titanic i quali seguitavano a ballare, mentre la nave affondava, fidando ingenuamente nella tecnologia impiegata per la costruzione dell’imbarcazione.
”Bisogna fare presto perchè le emissioni continuano ad aumentare, addirittura a una velocità maggiore di quelle che erano le peggiori previsioni di cinque anni fa: è l’analisi di Filippo Giorgi, l’unico italiano nel board dell’Ipcc, il Comitato vincitore del Premio Nobel per la Pace insieme ad Al Gore.
”I gas serra che mettiamo oggi in atmosfera – ha spiegato – rimarranno lì per centinaia di anni, perchè il sistema non ha una grossa forza di assorbimento per cui, anche se gli effetti si vedranno fra 50 o 100 anni bisogna agire adesso. Bisognerà avere delle politiche di riduzione delle emissioni nell’ ordine del 30-40% entro i prossimi 30 anni”.

Il vero problema, però, è che nessuno se la sente di rinunciare al benessere attuale o a quello sperato e che la scienza dei carburanti puliti e sicuri è in ritardo. Attualmente nessuno se la sente di “rinunciare all’uovo” di oggi e “scegliere la gallina” di domani. E’ una realtà e sperare di meglio è un’utopia. 
E’ in questa prospettiva che appare lungimirante la scelta di alcuni Paesi, segnatamente l’Australia, la quale ha deciso di incrementare drasticamente il numero degli alberi piantati.
E’ una scelta, quella di concentrarsi sul “catturare” la Co2, in definitiva, meno costosa di altre e che può essere attuata in forma diffusa e senza vincoli, nonché decisa in piena autonomia dalle singole comunità locali, semprechè a dirigerle ci siano veri “statisti” (gente che si preoccupa della prossima generazione) e non politicanti (gente che si preoccupa delle prossime elezioni).
Gli alberi possono ripulire l’atmosfera inquinata dai gas di scarico delle automobili, dalle emissioni delle industrie, dagli impianti di riscaldamento,
Un faggio di 100 anni, con una superficie fogliare di circa 7.000 mq. assorbe nel corso di un’ora 2,5 Kg. di CO2 contenuti in 4.800 mc di aria e libera 1,7 Kg. di ossigeno nell’aria, coprendo i bisogni di ossigeno di 10 persone. Durante questo processo viene traspirata una notevole quantità di acqua migliorando così il microclima. La sua funzione è paragonabile al funzionamento ininterrotto di 5 condizionatori d’aria per 20 ore.

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