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La Regione ha fatto il censimento per cercare di orientare le manifestazioni sul versante della ecocompatibilità

Le sagre in Umbria sono da tempo oggetto di critica da parte della “concorrenza” che lamenta soprattutto prezzi più bassi in virtù del “non costo” del volontariato.
Si accetterebbero solo le sagre caratterizzate dalla valorizzazione di prodotti tipici.
Da parte opposta,si punta invece a sottolineare la valorizzazione dell’attività associativa che contribuisce all’unità delle piccole comunità ed alla conservazione di una vita sociale più sana.
Sta di fatto che le sagre sono una realtà, diffusa nella quasi totalità dei comuni della regione (89,1%) e rivolto in maniera consistente alla valorizzazione di prodotti tipici locali (30%).
Per la Regione “serve tuttavia un ulteriore salto di qualità sul fronte dell’attenzione ambientale, in particolare nella raccolta differenziata, e della regolamentazione da parte dei Comuni”.

Nel 2006 si sono tenute in Umbria 627 sagre (realizzate in 29 comuni della provincia di Terni ed in 53 comuni di quella di Perugia), di queste il 37% ha avuto una durata superiore ai 5 giorni (il 19% ha superato i 10 giorni), con un numero medio di 8 sagre sul totale dei comuni che le effettuano (82 su 92).
Nello specifico il 39% dei comuni organizza da 5 a 13 sagre, l’11% da 14 a 23 sagre (come a Spoleto e Castiglione del Lago), mentre nei capoluoghi di provincia (2,2%), che hanno la maggiore estensione di territorio e di popolazione, si tengono oltre 24 sagre (52 a Perugia e 38 a Terni).
Al riguardo si rileva che non esiste una univoca correlazione tra numero delle sagre e classe dimensionale dei comuni, infatti su 21 comuni (di cui 9 nella provincia ternana) che hanno organizzato più di 9 sagre nel 2006, solo 8 hanno una popolazione inferiore ai 10 mila residenti.

Per quanto riguarda gli aspetti regolamentari previsti della legge regionale di settore (N.46/98, art.3) solo 50 comuni (61%) hanno adottato uno specifico disciplinare. Terni è la provincia in cui si registra la maggiore adozione di disciplinari (67%, contro il 57% di Perugia). Tra i comuni che hanno adottato disciplinari troviamo i due capoluoghi di provincia, 11 comuni con più di 10 mila residenti (pari al 64,7% di tale classe dimensionale) e 39 comuni con meno di 10 mila residenti (il 53,4% della classe di riferimento). La maggior parte dei comuni (27) hanno adottato i regolamenti negli anni dal 2000 al 2005, 23 nel periodo antecedente e solo 2 negli ultimi due anni.

Per quanto concerne infine le condizioni poste dai Comuni per il rilascio delle autorizzazioni si evidenzia l’importanza attribuita al rispetto delle norme igienico sanitarie ed alla presenza di un calendario delle manifestazioni di (74,4%), da incentivare invece il dato sulla raccolta differenziata dei rifiuti (34,1%).
La Regione promuoverà ulteriori approfondimenti sulla materia attraverso incontri con i Comuni, le associazioni di categoria ed i promotori e organizzatori degli eventi. L’obiettivo – ha detto l’assessore regionale – è di continuare a monitorare il fenomeno, stimolarne la qualificazione verso la tipicità, rilanciare i calendari comunali per scongiurare eccessive concentrazioni e, soprattutto, prevenire possibili degenerazioni in senso consumistico e paracommerciale di manifestazioni così radicate sul territorio.

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