La notizia, diffusa da una inchiesta di Rainews, sembra avvalorata dall'indicazione della maremma grossetana come luogo di stoccaggio dei materiali radioattivi

Una notizia che circola nella maremma toscana potrebbe legarsi ad un’altra che Rainews ha resa nota, all’interno di un ampio servizio sulla famosa “fusione fredda” degli anni 90, e che interessa l’ Umbria.
Secondo “Primapagina”, un quotidiano on-line umbro toscano, “c’è anche la Maremma grossetana e precisamente la zona al confine con l’alto lazio, non lontana da Montalto di Castro, tra i siti individuati dal ministro Bersani per lo smaltimento delle scorie delle centrali nucleari che la Francia presto rimanderà indietro affinché siano definitivamente stoccate”.
Messa così si potrebbe pensare che quella maremmana sia una delle tante soluzioni possibili e non l’unica. Ma a far pesare per questa soluzione, oppure a far pensare che i programmi stiano ben più avanti di quello che si vorrebbe far credere viene la notizia di Rainews.
L’inchiesta della televisione di Stato in verità aveva per oggetto ben altro che però va accennato per capire che cosa c’entrino le scorie nucleari e l’Umbria. Tutto nasce con la ancora non confermata scoperta, negli anni 90, della fusione fredda e sugli studi che nel quasi più assoluto silenzio sono stati portati avanti da imprese sia italiane che multinazionali con importanti contributi del mondo scientifico.
La Mitsubishi Heavy Industries, ha scelto di approfondire un aspetto particolare, quella delle trasmutazioni nucleari.
In pratica i tecnici Mitsubishi sono riusciti a trasformare elementi radioattivi in altri elementi, questa volta inerti: seguendo questa strada si potrebbe pensare a un sistema per la definitiva messa in sicurezza delle scorie delle centrali nucleari.
Ebbene per Rainews “esiste un progetto per applicare il sistema Mitsubishi in Italia. La sperimentazione – coordinata dal fisico del Laboratorio Nazionale di Frascati Francesco Celani – verrebbe fatta nel Centro Sviluppo Materiali (CSM) di Castel Romano, alle porte di Roma, mentre per l’impianto industriale si pensa a un sito in Umbria.”
Quanto sia collegata questa notizia con l’altra, quella del deposito delle scorie, nessuno lo dice, ma ci sono alcune considerazioni che sorgono spontanee.
In primo luogo, in tutto il mondo il trasporto da un luogo a l’altro delle scorie radioattive genera grandi problemi di sicurezza, grandi intralci e grandi proteste. Quindi un impianto industriale che avesse come materia prima le scorie dovrebbe collocarsi quanto più vicino possibile al deposito di queste.
In secondo luogo, a Terni c’è un istituto che studia i materiali speciali e un industria metallurgica di alto livello. E Terni non è lontana dalla maremma tosco laziale nè da Castel Romano.
Sembrano questi due fattori di una certa importanza nel progetto d’origine giapponese.

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