Oggi in Consiglio Regionale dell'Umbria si parlerà della riconversione dell'impianto: si preannuncia una seduta infuocata

Oggi in Consiglio regionale sarà prevedibilmente calda la discussione sulla parziale riconversione a “biomasse” della centrale elettrica di Bastardo. La quantità occorrente dei materiali, molto elevata e di difficile reperimento in regione, susciterà prevedibilmente i sospetti di quanti temono anche l’utilizzo di rifiuti.
Dubbi anche sulla sostenibilità dell’ingente traffico giornaliero di autocarri per il trasporto di materiale a basso peso specifico e, quindi, con elevati volumi.
“La riconversione del 10% a biomasse della Centrale di Bastardo equivale a una diminuzione di emissione di Co2 nell’aria di 80-90 mila tonnellate annue”.
Lo ha detto l’assessore all’ambiente Lamberto Bottini parlando in II Commissione consiliare, anticipando quanto verrà discusso nella seduta del Consiglio regionale.
Bottini ha anche sottolineato che “l’eventuale materiale proveniente da biomasse agricole dovrà provenire esclusivamente dall’Umbria. Giornalmente – ha spiegato – sarebbero necessarie 360 tonnellate di materiale”.
La Regione Umbria ha istituito una commissione per il sostegno all’Arpa nella prima valutazione del progetto Enel. Lo studio dovrà approfondire – ha detto Bottini – anche la tutela dell’acqua, le emissioni di Co2 e lo smaltimento dei rifiuti prodotti dalla stessa centrale.
L’assessore ha fatto intendere che nel rapporto con il Comune, in cui il sito risiede (Ponte di Ferro di Gualdo Cattaneo), l’Enel, in caso di mancanza di uno scatto qualitativo, è disposta a “togliere il piede dall’acceleratore”.
L’assessore all’agricoltura Carlo Liviantoni che ha sottolineato come “le biomasse, eventualmente da usare, sarebbero esclusivamente di produzione agricola” e che “l’assessorato, insieme ad Enel e Università di Perugia stanno approfondendo uno studio sulla produzione di biomasse per cogenerare energia al fine di far fronte ad una diversificazione produttiva. Finora – ha fatto sapere – le organizzazioni professionali hanno manifestato il loro disinteresse a causa dei bassissimi utili prodotti”.

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