Sono almeno il 7,3% le famiglie della regione che non ce la fanno ad arrivare a fine mese

Occorrerebbero almeno 183 euro in più al mese per far uscire dalla soglia di povertà il 7,3% delle famiglie umbre .
È quanto emerge dal quarto Rapporto sulle povertà in Umbria, realizzato dall’Agenzia Umbria Ricerche e dall’Osservatorio sulle povertà in Umbria.
Il numero delle famiglie umbre si trova sotto la soglia della povertà, è una quota consistente, più elevata della media del Centro Italia (6,8) ma inferiore a quella nazionale che è dell’11%. I poveri non sono solo gli immigrati od i “barboni”, ma anche persone con la famiglia, uomini e donne tra i 40 ed i 50 anni, con titoli di studi superiori.
Tra queste famiglie, circa il 2% vive in condizione di povertà estrema. C’è poi tutta una fetta di popolazione, che non essendo residente, sfugge a qualsiasi tipo di rilevazione.
I soggetti più colpiti dalla povertà hanno un’età media intorno ai 48 anni e in coppia non raggiungono un reddito superiore ai 900 euro. Si tratta in genere di nuclei familiari numerosi, oppure formati da anziani, donne sole e ‘famiglie monogenitorialì. Tra le caratteristiche c’è anche una bassa istruzione, la disoccupazione, il lavoro precario, l’attraversamento di alcune fasi della vita come il passaggio dal lavoro alla pensione.
La percentuale degli utenti immigrati che si rivolgono alla Caritas per circa due terzi è composta da immigrati, di cui molti senza permesso di soggiorno. Ma ci sono anche “i poveri della quarta settimana“, cioè le famiglie che con gli introiti non riescono a coprire le spese per tutto il mese e così si rivolgono alla Caritas per bisogni materiali come il pagamento di utenze scadute, richiesta di micro crediti per pagare l’affitto o le spese per l’auto. Questo tipo di povertà tocca sia gli umbri che gli immigrati, ma in particolar modo le donne, specie le immigrate.

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