Invito alla Regione Umbria, da parte di Forza Italia, ad attivarsi in tutte le sedi per la tutela, valorizzazione e perfezionamento della Legge Biagi e degli attuali strumenti normativi in materia di flessibilità occupazionale.
L’iniziativa del gruppo consiliare del partito di Berlusconi prende le mosse dalla costituzione di un comitato nazionale di difesa della legge Biagi con l’intento di salvaguardare la filosofia, l’impostazione e gli strumenti giuridici in essa contenuti al quale hanno aderito politici, rappresentanti della società civile, giuslavoristi, rappresentanti di categorie e ordini professionali delle più diverse estrazioni culturali e politiche ;
Nel comunicato di presentazione dell’ordine del giorno inoltrato al Consiglio Regionale si mette in evidenza che “secondo quanto attestato dai dati Istat, il pacchetto Treu prima e la legge Biagi poi, hanno contribuito alla riduzione del lavoro nero e la stabilizzazione progressiva di migliaia di giovani, allineando tra l’altro la normativa italiana in materia a quella dei principali paesi europei”.
A sostegno dell’azione viene poi portato il fatto che “ il recente referendum sul cosiddetto ‘accordo di luglio’ che confermava la quasi totalità degli strumenti introdotti dalla legge Biagi ha ottenuto il consenso dei lavoratori con un margine enorme”.
L’appello di Forza Italia, difficilmente potrà avere un seguito, stante la situazione politica generale in Umbria, ma non solo. Soprattutto il fatto, come abbiamo evidenziato su questo sito, che si tende a confondere lavoro nero, lavoro precario e lavoro flessibile.
Peraltro, come evidenziato da uno studio di BanKitalia, le minori spese per le imprese, introdotte per invogliare al superamento del lavoro nero, hanno avuto l’effetto di deprimere tutte le retribuzioni d’ingresso al mondo del lavoro.
C’è poi chi ritiene che la Treu – Biagi abbia avuto l’effetto di stimolare nella maggior parte dell’imprenditoria l’abbandono del ricorso al lavoro a tempo indeterminato, almeno in quelle imprese che non avendo a cuore la “fidelizzazione” dei propri collaboratori puntano a battere la concorrenza in virtù di minori costi e non di migliore qualità dei prodotti.
- Redazione
- 1 Novembre 2007








