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L'ex consigliere comunale, iscritto "storico" fin dal 1994 e componente dell'appena rinnovato coordinamento abbandona, in pesante polemica con l'attuale dirigenza, la sezione cittadina del partito per il quale paventa anche la perdita di ulteriori "pezzi"

Il malessere politico interno a Forza Italia di Todi, scossa di recente da un violento dibattito, conosce un aggravamento e si avvia forse a diventare malattia.
Il dottor Giovanni Friggi, infatti, ex consigliere comunale per tutta la scorsa “legislatura”, componente del coordinamento comunale ed iscritto “storico” fin dal 1994 al partito di Berlusconi, ha rassegnato le dimissioni dalla sezione tuderte di Forza Italia poichè – scrive nella sua comunicazione inviata anche ai vertici regionali e nazionali – non intende “più essere rappresentato dai componenti la maggioranza della nuova dirigenza locale”.
Sembra che la decisione di Friggi sia definitivamente maturata lunedì scorso nel corso della riunione del coordinamento comunale del partito, la prima dopo lo svolgimento del congresso e a pochi giorni dal duro “botta e risposta” che aveva visto contrapposti da una parte Annalisa Breschi e dall’altra Antonio Angeli Ortenzi e Moreno Primieri. L’incontro non ha sanato evidentemente le fratture, anzi.

“Esterno la mia profonda delusione – scrive Friggi per motivare la sua scelta – in merito al Congresso comunale del 30.9.07 che, seppur svoltosi regolarmente nei termini di legge che lo regola dal lato formale, sul versante etico a mio avviso è fortemente criticabile; aver applicato la facoltà prevista dallo statuto dei voti in più per i grandi elettori stravolge e mortifica il significato vero della consultazione perché non garantisce che la rappresentanza del partito sia proprio quella rispondente alla volontà espressa dalla base degli iscritti, venendosi così a creare sconcerto, dissapori e divisioni fra quelli che vi hanno partecipato, tanto che già molti si sono dissociati dal riconoscimento del risultato elettorale. Intuirne il motivo è fin troppo facile”.

L’affondo dell’ex consigliere comunale, che non perde neppure in questa occasione il suo stile pacato e misurato, non di ferma qui. “Sono rammaricato – continua – nel constatare che quanti fino a poco tempo fa condividevano con me progetti di rinnovamento e miglioramento finalizzati alla crescita del partito, li vedo coalizzati da altra parte nella volontà di osteggiare e isolare soggetti ritenuti scomodi, ma il cui dinamismo è stato di grande utilità al partito. Non resta quindi altro che constatare la conseguente formazione di crepe nella compagine degli iscritti destinate ad ampliarsi sempre più (gli attestati di gradimento li devono rilasciare gli iscritti riuniti in assemblea votante e non possono essere emanati da poche seppur influenti posizioni)”.
 
Prima di andarsene, Friggi si toglie qualche altro “sassolino” dalle scarpe. “Durante l’anno trascorso tra il commissariamento del partito e la celebrazione del Congresso comunale – attacca nella sua lettera di dimissioni – ho assistito ad una serie di manovre più o meno subdole attribuibili ora all’uno ora all’altro degli iscritti, forse sensibili a facili trasmigrazioni di campo e a richiami di allettanti sirene a tutti i livelli, creando un clima di reciproca diffidenza e incomunicabilità; a conferma di questo basta leggere sul giornale TamTamweb la corrispondenza scambiata tra componenti il coordinamento comunale, altri iscritti e non. Fatte queste sintetiche considerazioni e tralasciandone altre altrettanto significative – conclude Friggi – ritengo ampiamente giustificata l’interruzione della mia militanza nel Comune di Todi per essere venuti meno i fondamenti di una serena convivenza“.

L’uscita di Friggi, pur dolorosa, non dovrebbe essere in grado di produrre sconvolgimenti repentini negli equilibri attualmente raggiunti in Forza Italia (tanto che la sua comunicazione pare non abbia raccolto molta attenzione durante la riunione del coordinamento), ma è evidente che per il partito, uscito da un lungo commissariamento, non è una bella notizia, soprattutto se dovesse essere il prologo, come lo stesso Friggi sembra voler far intuire in un passaggio, di ulteriori future defezioni.

 
 

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