Le esagerazioni dei conduttori rischiano di aumentare il malessere dei telespettatori quanto le cattive notizie che vengono fornite

Una grave accusa ai conduttori dei programmi televisivi rischia di passare nell’opinione pubblica come una rivalutazione dei comportamenti informati al principio di un antico proverbio: “Occhio non vede e cuore non duole”.
In verità, più pericolosi dei temi trattati, per 8 esperti su 10, sarebbero i toni e gli atteggiamenti con cui si parla nel piccolo schermo. 
IL 63% ritiene che, causa dell’ansia e della depressione, sarebbero i temi trattati. Scandali, efferati delitti, accuse e litigi che minano ogni fiducia nei confronti della politica e dell’economia del Paese: sono solo alcune delle tematiche che quotidianamente vengono evidenziate in Tv.
Ma per l’84% degli esperti non sono solo gli argomenti di cui si parla a generare questo clima: a contribuire a far sentire il telespettatore letteralmente accerchiato è il modo in cui si parla di qualsiasi argomento, da quello più scottante a quello più tranquillo e leggero.
Se questa analisi fosse totalmente veritiera, il rischio sarebbe che gli spettatori siano indotti a pensare che, per non soffrire dei mali del mondo, sia meglio evitare di sapere. Una rivalutazione, insomma, della politica dello struzzo che non ha mai portato nulla di buono.

Da uno studio promosso da Meta Comunicazione e realizzato in collaborazione con un pool di 60 psicologi e psicoterapeuti emerge che “la televisione, da momento di intrattenimento e di svago, secondo il 73% degli esperti intervistati, si è letteralmente trasformata, diventando invece un collettore di stress (63%), ansia (55%) e aggressività (49%)”.
Sul punto della aggressività si può essere d’accordo. Dopo un lavaggio del cervello con scene violente che durano ore è probabile che molti ritengano che quello sia il modo migliore di comportarsi. Ma per il resto sembra che gli esperti abbiano dimenticato qualcosa.
E’ indubbio che le conduzioni di molti programmi indulgano al sensazionalismo. Ma da una attenta analisi dei dati, sembrerebbe che non siano solo le immagini e le esagerazioni dei conduttori a determinarle, bensì la consapevolezza che, nonostante la gravità dei problemi, nulla sarà fatto per porvi rimedio e tutto resterà come prima.

Non per nulla il 43% degli intervistati ha riferito di essersi fatto l’idea di essere continuamente fregati, tanto che si sta sviluppando una sorta di sindrome da accerchiamento. Mai i problemi hanno spaventato l’umanità, solo la sensazione di impotenza e la perdita della speranza atterrisce.
Queste considerazioni, gli esperti non l’hanno fatta, né potevano farla, se per loro la Tv deve essere solo un strumento di intrattenimento e di svago e se i problemi vengono utilizzati solo per polemiche tra campi avversi.

Invece è proprio dalla classifica stilata dalla Meta che si evince come sia la consapevolezza di quanto la mela sia marcia e di quante siano le mele marce a determinare lo stato d’ansia e di scoraggiamento.
Infatti, in una sorta di classifica del grado di ansia catodica, proprio i Talk sono i programmi dove si approfondiscono e si confrontano tesi apparentemente diverse, su problemi di vita reale, quelli che sono al primo posto, come sottolinea il 58% degli esperti.
Subito dietro ai Talk ci sono naturalmente i Tg (52%): sicuramente gli argomenti ansiogeni sono più concentrati, ma i toni e il lessico utilizzato sono più controllati e meno allarmistici (in media si raggiungono alti livelli di stress ogni 12 minuti).
Per le trasmissioni sportive, quelle dove lo sport è unicamente parlato, con finte arrabbiature e liti, l’ansia catodica sembra veramente uno strumento solo per fare “audience” (45%, con i picchi di ansia catodica che hanno una frequenza media di uno ogni 15 minuti).
Seguono le trasmissioni di servizio, dove si vogliono tutelare i consumatori o dirimere controversie (41%, con i picchi di ansia catodica che hanno una frequenza media di uno ogni 20 minuti).
Ma ad essere messe sotto accusa sono anche le trasmissioni di costume e di puro intrattenimento come i contenitori pomeridiani (38%, dove i toni e gli atteggiamenti di conduttori e partecipanti fanno impennare il livello d’ansia in media ogni 21 minuti). Per ultimi i reality (36%), che seguono lo stesso principio delle trasmissioni sportive e dove i toni e gli atteggiamenti di conduttori e partecipanti fanno impennare il livello d’ansia in media ogni 24 minuti.

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