Con: Diego Abatantuono, Emilio Solfrizzi, Sabrina Impacciatore, Michele Placido. Regia: Carlo Vanzina. Genere:Commedia. Durata: 100 minuti.

Anno 2061; l’Italia è divisa. Dov’è la novità? Il fatto è che, in seguito ad una crisi energetica planetaria, la Penisola è tornata a dividersi in tanti piccoli Stati come nell’epoca pre-risorgimentale.
Al nord, le mire secessioniste padane, si sono realizzate con la costituzione della Repubblica Longobarda, protetta ai suoi confini da un’imponente muraglia eretta lungo il Po. Più a sud troviamo la Repubblica Popolare di Falce e Mortadella nella rossa Emilia e il rinato Granducato di Toscana, ove si contendono il potere le due fazioni rivali dei Cecchi Gori e dei Della Valle. Al centro abbiamo lo Stato Pontificio in cui spadroneggia la nuova Santa Inquisizione guidata dal terribile Bonifacio (Michele Placido). Nel Mezzogiorno invece le orde nordafricane e mediorientali hanno formato un Sultanato delle 2 Sicilie, governato col pugno di ferro secondo la tradizione islamica. Il dialetto parlato però è una sorta di grottesco incrocio siculo-arabo. È qui che cominciano le avventure di un manipolo di “patrioti”, più o meno improvvisati, decisi a risalire l’Italico Stivale per scatenare la rivoluzione e rifondare l’Italia unita.
Il novello Garibaldi di questa sgangherata spedizione è un Diego Abatantuono a metà tra Attila e il Gassman de L’Armata Brancaleone. Ed è proprio ad una riproposta in chiave futuristica di quest’ultimo film che punta senza mezzi termini il regista di 2061 Carlo Vanzina, uscito per una volta dal tunnell del film-panettone natalizio. Ma i personaggi stereotipati, i dialetti facilmente esibiti e una sequela di gag più o meno riuscite, infarcite di riferimenti all’attualità del 2007 più o meno scontati, fanno di 2061 una mediocre parodia del vecchio film del maestro Monicelli. Fare poi una parodia di un film che lo era già di per sé, non può che finire nei territori del demenziale.
Il tema dell’Italia divisa sempre su tutto e che per risolvere i suoi problemi va alla ricerca di santi o eroi, che spesso si rivelano miserabili truffatori, è comunque interessante e il film non è tutto da buttare. Del resto i Vanzina hanno ormai una certa dimestichezza nel genere comico-demenziale. Manca però un Gassman o un Tognazzi a nobilitare il tutto. Qui invece ci dobbiamo contentare di una variegatissima schiera di attori e personaggi dello spettacolo (si va da Placido fino a Jonathan del Grande Fratello passando per Zelig) non sempre all’altezza della situazione.

Ti piace questo genere di film? Guarda…
L’Armata Brancaleone
di M. Monicelli
Meo Patacca di M. Ciorciolini

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