La nuova scala per misurare i terremoti ha 12 gradi e tiene conto anche delle modifiche nell'ambiente naturale fino ad ora non valutate

C’eravamo abituati a riconoscere i terremoti coi numeri della scala Mercalli o Ritter, ma ora occorre cambiare.
Da oggi, i terremoti non si misurano solo in base ai loro effetti su edifici, città e infrastrutture, (come con le vecchie “scale”) ma anche tenendo conto degli effetti sull’ambiente. E perciò con la scala ESI 2007 (Environmental Seismic Intensità Scale)
Gli esperti dicono che in questo modo, sarà più facile prevenire le catastrofi causate dai sismi, come quelle che il nostro Paese ha vissuto nel passato, con migliaia di morti e miliardi di euro di danni.
Fortunatamente, per aiutarci a capire meglio ci hanno dato alcuni esempi. “Il recente terremoto che ha colpito il Giappone Centrale, nel luglio di quest’anno, mettendo a rischio la centrale nucleare di Kashiwazaki. Gli studi precedenti all’evento erano stati in grado di prevedere il verificarsi di un terremoto di tale intensità, ma non avevano considerato gli effetti sull’ambiente, come ad esempio il verificarsi di una frana. Infatti, a seguito del sisma, una frana si è mossa proprio nei pressi della centrale, per fortuna non coinvolgendola in modo diretto, altrimenti i danni sarebbero stati incalcolabili. Con l’applicazione della scala, che opera anche attraverso l’analisi storica del territorio, sarebbe stato possibile invece prevedere la frana stessa e la sua posizione e adottare, di conseguenza, adeguate azioni di prevenzione, come una diversa destinazione d’uso e altre misure di adattamento”.
Venendo, invece, ai problemi italiani, ci viene ricordato “il terremoto del 13 gennaio 1915 che rase al suolo la città di Avezzano, provocando oltre 30.000 vittime e colpendo un’area che, all’epoca, era ritenuta asismica, visto che i terremoti registrati fino allora non avevano mai causato danni ingenti alle costruzioni. In realtà, forti eventi sismici passati, che studi recenti hanno attribuito al periodo medievale, avevano invece lasciato tracce sull’ambiente fisico visibili ancora oggi.”
La scala è costituita da 12 gradi di intensità, con struttura analoga a quelle tradizionali, da linee guida che definiscono le procedure per usarla e chiariscono i fondamenti scientifici su cui essa è basata.
Le scale classiche, che si basano essenzialmente sui danni agli edifici, non sono in grado di fornire stime attendibili: per i terremoti più forti, e in aree deserte o scarsamente abitate, in cui gli indicatori degli effetti sull’ambiente sono gli unici disponibili.
Un aspetto del nuovo metodo, tuttavia, è che osservare i danni sull’ambiente pare una procedura molto più lunga di quella attuale e quindi non è escluso che la nuova scala resti patrimonio dell’uso quotidiano dei soli scienziati.

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