Il contributo di un lettore che non ama le fiaccolate ma che stasera ha deciso di partecipare a quella di Todi dopo aver letto il dibattito intorno alla decisione del sindaco Ruggiano di "sponsorizzare" l'iniziativa

Io non amo le fiaccolate. Mi sono sempre sembrate per lo più inutili e autocelebrative. Mi ricordo fiaccolate pro e contro tutto, la quasi totalità chiaramente inutili e ovviamente prive di alcuna efficacia, se non il far sentire più buoni, pacifici, ecologisti, santi coloro che vi partecipavano.
Per questa mia avversione, pur condividendo le motivazioni della fiaccolata di questa sera e sebbene invitato anche ieri da persone che stimo, non ero intenzionato ad andare. Ho sempre ricordato i Caduti di Nassirya, sia pubblicamente sul mio piccolo sito che privatamente in ogni occasione, non credevo necessario accendere una fiaccola.
Ho letto però questa mattina sul vostro sito la lettera del consigliere Giorgi e devo dire che mi ha convinto. Mi ha convinto cioè a cambiare idea e andare alla fiaccolata, manifestare pubblicamente la mia adesione alla necessità di ricordare e onorare chi è morto mentre in armi faceva il suo dovere, lavorava e rischiava per lo Stato. Mi ha convinto a manifestare la mia adesione, piccola e insignificante quanto si vuole, ma libera.
Personalmente ritengo che se il sindaco ha fatto un errore, non sia stato di diffondere la notizia di una commemorazione (che suppongo per tutti sia per sé meritoria, vero?): se così fosse il sindaco non avrebbe la possibilità di essere libero e appoggiare, se crede, qualunque manifestazione aperta a tutti e con uno scopo istituzionale, organizzata da chiunque abbia il democratico diritto di farlo.
Il sindaco suppongo si senta libero e tranquillo e lo ha dimostrato, a quanto leggo, inviando la mail di invito dall’account istituzionale. Ha fatto bene, benissimo, secondo me. Ma io sono un povero ingegnere, non un costituzionalista né, grazziaddio, un appassionato cultore di regolamenti comunali, come altri si sono invece mostrati in questi ultimi mesi. Non so quindi se formalmente abbia fatto bene: ha fatto bene sostanzialmente.
L’unico errore, se c’è stato, è stato il non chiedere di votare l’appoggio della totalità del Consiglio comunale e quindi della città ad una manifestazione di questo genere.
Avremmo visto coi voti chi sarebbe stato d’accordo, chi no, e perché. Se la proposta fosse stata approvata, la città tutta avrebbe virtualmente manifestato. Altrimenti, le cose sarebbero state più chiare per tutti.
consigliere Giorgi non la conosco se non di vista, ma voglio credere davvero alla sincerità della premessa che lei ha fatto nella sua lettera nonostante il seguito mi trovi piuttosto perplesso, intravedendo (per mia miopia, ovviamente) una strumentalizzazione degna di momenti meno critici e solenni.
Specialmente dopo una giornata e una nottata come quella di ieri, in cui si è visto di tutto, non ultimi assalti alle forze dell’ordine, tentativi di bruciare mezzi con militari dentro, suppongo che sia doveroso dire chi si appoggia e chi si ricorda.
Sarò lì stasera, per la prima volta. Non so quanti saremo, ma spero ci sia anche Lei.
Spero anche che ci saranno, mostrando la libertà intellettuale che è necessaria per procalamarsi democraticamente liberi, anche gli esponenti delle forze naturalmente antagoniste a chi ha organizzato l’evento di stasera. Ci possono essere mille modi per onorare quei morti, venire o non venire alla manifestazione di oggi è chiaramente non indicativo di una scarsa sensibilità a quello che è successo: nessuna patente di amore verso le Forze dell’Ordine quindi verrà assegnata stasera. Ma spero che vengano in molti, da destra da sinistra, da sopra e da sotto.
Spero che nessuno strumentalizzi la presenza di chi liberamente manifesta. E spero anche che il consigliere Caprini venga, porti il famoso manifesto appallottolato con scritto “Vergogna” e lo ritiri fuori mostrandolo all’indirizzo di chi non dovesse venire perché ritiene che un evento in memoria dei Carabinieri, dei ragazzi della gloriosa Sassari, dei morti di Nassiriya sia inaccettabile perché organizzato dai ragazzi di una forza politica cui non appartiene.

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