Le emissioni dei 14 impianti umbri sotto controllo sono aumentate più di quelle delle regioni confinanti, ad eccezione del Lazio

Con il suo quasi 6% in più l’Umbria ha fatto la sua cattiva parte per contribuire al superamento dei limiti stabiliti dall’accordo di Kyoto.
Con una produzione di 218 milioni di tonnellate di anidride carbonica, nel 2006 le aziende italiane hanno superato i limiti stabiliti dal Protocollo con un surplus pari a 23 milioni di tonnellate di CO2 (+11,9%).
La brutta figura della nostra regione è aggravato dal fatto che le altre dell’Italia centrale, salvo il Lazio, hanno fatto molto meglio, con la Toscana che è riuscita a ridurre il suo apporto all’avvelenamento dell’aria. Un quasi primato per l’Umbria che non fa onore né alla vivibilità né alla modernità degli impianti industriali.
In Piemonte le imprese più virtuose, mentre all’ultimo posto sono quelle laziali che emettono più del doppio del valore consentito.
È quanto emerge da una ricerca condotta da Eco-Way, società di consulenza specializzata nel settore dei cambiamenti climatici presentata ad Ecomondo, la fiera del riciclo e del riutilizzo inaugurata a Rimini.
Dal punto di vista territoriale secondo l’indagine, la situazione migliore è al Nord, dove il limite fissato da Kyoto è stato superato del 2%, seguito dal Nord-ovest a quota 3,8% in più e dalle imprese del Sud e delle Isole. Fanalino di coda il Lazio con un aumento di CO2 pari a 8 milioni di tonnellate.
Il primato delle buone performance spetta invece ai 98 impianti del Piemonte che, con una produzione di 10,5 tonnellate, lo scorso anno hanno ridotto le emissioni del 12,6%.
Buone le prestazioni anche in Liguria, Trentino-Alto Adige, Toscana, Veneto, Marche, Abruzzo ed Emilia-Romagna.

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