I reflui contengono preziosi elementi che possono essere recuperati e venduti utilizzando un brevetto dell'ENEA

L’Umbria è ricca di molini di olive che scaricano grosse quantità di acque di lavorazione, perdendo così una parte di valore di produzione. Le acque di vegetazione olearie costituiscono, infatti, una risorsa economica e non un problema ambientale per le 6.000 aziende molitorie italiane.
E’ stato questo il filo conduttore delle relazioni presentate al convegno “Acque di vegetazione olearie: trattamento e valorizzazione nel rispetto dell’ambiente” svoltosi presso il Centro Ricerche ENEA della Casaccia.
Nelle acque di vegetazione sono, infatti, presenti in grandi quantità molecole dall’elevato valore biologico quali le sostanze polifenoliche con spiccate proprietà antiossidanti ed in particolare con effetti cardioprotettivi, antinfiammatori, anticancro, stimolanti del sistema immunitario ecc..
Esse sono state individuate dagli studiosi italiani, tra cui il Professor Montedoro dell’Università di Perugia, mentre l’ENEA ha sviluppato tecnologie separative mediante membrana e brevettato un processo che permette di recuperare molecole polifenoliche bioattive, in particolare l’idrossitirosolo, che è la molecola più abbondante ed importante per il suo potere antiossidante, quindi per le sue capacità terapeutiche.
Non solo è possibile recuperare molecole di interesse biomedico ma anche produrre energia verde e acqua utilizzabile come potabile e curativa.
Il processo è stato illustrato dai dottori Massimo Pizzichini e Claudio Russo, autori del brevetto, che hanno riportato anche valutazioni tecnico-economiche per una tipologia di frantoio oleario medio piccolo, che tratta 200 quintali al giorno di olive.

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