L'innovativo metodo, che è stato messo a punto Pesaro Urbino, limita l'invasività del controllo e permette un'efficace prevenzione

La diagnosi precoce, attraverso l’analisi del Dna, del cancro dello stomaco, la seconda forma di tumore più diffusa, è ora possibile tramite una mini-capsula progettata in Italia.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Annals of Oncology, è condotta da un gruppo dell’ospedale di Pesaro e dell’università di Urbino, coordinato da Pietro Muretto.
La mini-capsula, simile a quella di un comune antibiotico e completamente innocua, viene ingerita e lasciata nello stomaco per poco più di un’ora: un tempo sufficiente perché le pareti dello stomaco a digiuno la avvolgano.
Mentre lo stomaco cerca di digerire la capsula, i succhi gastrici penetrano al suo interno e con ad essi penetrano le cellule dello stomaco, quelle sane come quelle tumorali.
Le cellule così catturate vengono prelevate con la capsula e analizzate in laboratorio, dove tecniche di indagine genetica avanzatissime (come la Real-Time Pcr, che permette di ottenere in tempo reale milioni di copie del gene alterato) consentono la diagnosi precoce.
La capsula-spia è un tubicino lungo 14 millimetri e dal diametro di cinque, rivestito all’esterno da uno strato di gelatina che rende facile ingerirlo. All’interno c’é una strisciolina di carta assorbente avvolta da un contenitore di plastica porosa, al quale è collegato un filo di nylon che termina con un bottoncino.
Il paziente ingerisce la capsula trattenendo il filo, assicurato tra i denti con il bottoncino.
La gelatina si scioglie e i succhi gastrici penetrano nella capsula di plastica, imbevendo la carta assorbente. Con i succhi gastrici, aderiscono alla capsula le cellule dello stomaco.

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