La mostra resterà aperta fino al 25 novembre e presenta reperti archeologici rappresentativi del mondo contadino dell'Umbria

“Olio e vino, olivi e vigne: sono i sapori e i colori che nella lastra dell’immaginario si impressionano più di altri rappresentando l’iconografia dell’Umbria, con il suo ambiente e i suoi paesaggi”. Con queste parole il presidente Mauro Tippolotti ha inaugurato  a Palazzo Cesaroni la mostra “La vite e l’olivo, piante di civiltà”.
La mostra sarà aperta fino al 25 novembre.
Numerosi e pregevoli i pezzi esposti nelle 8 vetrine, supportate da pannelli esplicativi dedicati ai protagonisti della mostra, la vite e l’olivo, nei vari periodi storici.
I visitatori vengono accolti da un’urna funeraria romana del III secolo decorata con tutti gli elementi tipici delle campagne umbre: spighe di grano, rami di quercia e foglie di olivo a rilievo.
Particolari, anche se molto più minute, le lucerne ad olio in bronzo fuso e in argilla. Senz’altro degni di nota il cratere attico (una ampia brocca con due anse laterali) del 450 avanti Cristo, utilizzato durante la cerimonia del simposio per mescolare acqua e vino; un marmo, parte di un sarcofago del III secolo, decorato con scene di vendemmia in cui risaltano le foglie di vite; le ceramiche medioevali orvietane e quelle rinascimentali di Deruta (decorate con la tecnica del lustro e dai colori più sgargianti); una grande fiasca da pellegrino in maiolica del XVII secolo, di forma anulare, decorata con motivi vegetali alternati ad uccelli; un piccolo orcio da olio in terracotta prodotto a Sant’Enea.
Questi manufatti sono affiancati da alcuni testi antichi che contengono le ricette in volgare per fare “il vino buono” (1503), il Bando sopra l’olio (1601) e uno stemma nobiliare rappresentante una pianta di olivo (1461).
È infine dedicato alle descrizioni del paesaggio umbro, e in special modo a quelle che riguardano la vite e l’olivo, di viaggiatori che percorrono la regione tra il ‘500 e il ‘900, il grande pannello sul fondo della sala: dalla metà del ‘600 il viaggio in Italia (il ‘Grand Tour’) diventa una istituzione per i giovani dell’aristocrazia nord europea e viene effettuato anche da Wolfgang von Goethe che descrive, tra l’altro, la raccolta delle olive a Terni.

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