Anche il mondo cattolico si schiera sempre più decisamente contro la precarietà nel lavoro, pur distinguendo tra la teoria, che salva, e la pratica che invece stigmatizza duramente.
“La flessibilità non può essere considerata un mito nè il principale problema”, mentre “coniugare competitività aziendale e tutela sociale non è impossibile”. È quanto si leggerà nel prossimo numero di “Civiltà cattolica”, la rivista dei Gesuiti italiani con il visto della Santa Sede.
“Civiltà cattolica” fa il punto sulla legislazione relativa al lavoro e alla flessibilità elogiando la legge Biagi ma stabilendo anche una differenza fra flessibilità e precarietà. “Il centro del problema – scrive infatti la Civiltà cattolica – non è la flessibilità che la riforma Biagi (e prima ancora la riforma Treu) favorisce, ma è piuttosto il fenomeno della negativa precarietà generato da un abuso della riforma da parte di molti.
Il problema è essenzialmente di natura etica e coinvolge la responsabilità sociale delle aziende: esso sta nella corretta applicazione del leggi nell’interesse dell’intera collettività”.
“La precarietà del lavoro – si legge ancora su ‘Civiltà cattolicà – che non è sinonimo di flessibilità, costituisce un problema grave che deve essere risolto, in quanto tocca la vita di molti giovani e delle loro famiglie e condiziona le grandi scelte della vita”.
- Redazione
- 18 Novembre 2007









