Una "strana" polemica in corso tra esperti fa venire alla mente il detto "dove c'è il fumo non manca l'arrosto"

Mentre l’opposizione agli Ogm può vantare oltre tre milioni di firme ( 10.000 solo in Umbria raccolte dalla Coldiretti) una inquietante, e, per molti versi poco comprensibile, polemica è in corso tra esperti del settore.
Smentite che sembrano non smentire, cose dette che sembrano non dette e viceversa, lasciano sconcertati.
Una cosa par di capire: nessuno se la sente di smentire che negli ogm sia stata rilevata la presenza di micotossine (sono delle sostanze chimiche ad azione tossica nei confronti dell’uomo e degli animali). Queste vengono prodotte, in particolari condizioni ambientali, da numerose specie di funghi filamentosi microscopici)
“Non è stata mai commissionata alcuna ricerca sulla presenza di micotossine (fumonisine o altro) nelle colture di questa sperimentazione”: è quanto afferma in una nota il dott. Giovanni Monastra, coordinatore del progetto Ogm in agricoltura dell’Inran (Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione), in riferimento alle polemiche seguite alla pubblicazione da parte del Sagri (coordinamento di imprenditori e ricercatori) di una ricerca sul mais del prof. Tommaso Maggiore, definito consulente dell’Inran.
Nella nota si precisa che con il prof. Maggiore nel 2005 l’Inran ha stipulato una convenzione in qualità di Sovrintendente di un’azienda agraria, al fine “di realizzare la coltivazione di mais transgenico MON810 e dell’isogenico convenzionale, da usarsi come controllo”.
La nota dell’Inran sottolinea inoltre che “gli aspetti riguardanti la presenza di micotossine sono stati curati da un gruppo del centro nazionale per la qualità degli alimenti e per i rischi alimentari dell’Istituto Superiore di Sanità”. I risultati sono stati inseriti nel progetto europeo “Safe Food” nell’ambito del quale verranno pubblicati insieme ad altri provenienti da una serie di ricerche che includono campi sperimentali realizzati in alcuni paesi europei.
Per l’Inran, inoltre, “è inammissibile insinuare che sia stata impedita la diffusione di dati” riguardanti la “presenza di fumonisine o di altre micotossine” per la ragione che “non è mai pervenuta alcuna richiesta di autorizzazione a pubblicare alcunchè da parte del prof. Maggiore o di altri ricercatori del gruppo”, nè che l’Inran era “a conoscenza di dati in possesso del prof.  Maggiore inerenti la presenza di fumonisine o di altre micotossine”. Infine “nella relazione di fine attività inviata all’Inran dal prof. Maggiore, sono riportati i dati agronomici della sperimentazione, senza alcun riferimento alla presenza di fumonisine o altre micotossine”.

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