Nei prossimi giorni sia il congolese che Raffaele Sollecito sembra possano tirarsi fuori dall'omicidio della studentessa inglese avvenuto a Perugia

Anche se non sarebbe stato trovato nel telefonino di Patrick Lumumba Diya il messaggio che il congolese, in carcere per l’omicidio di Meredith Kercher, avrebbe inviato la sera del 1 novembre ad Amanda Knox ed in cui le diceva di non andare a lavorare al pub ‘Le Chic’, la sua posizione sembrerebbe essersi molto alleggerita.
Potrebbe, addirittura, essere vicino il momento della scarcerazione di Patrick: il pm Giuliano Mignini, secondo quanto circola negli ambienti perugini, sta per predisporre il provvedimento con cui revoca l’ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti. L’istanza al Gip dovrebbe essere firmata domani mattina e contestualmente consegnata alla cancelleria del giudice.
Questo fatto, unitamente alle probabili conferme anche dell’alibi di Raffaele Sollecito, indubbiamente aggraverebbe oggettivamente la posizione di Amanda, l’accusatrice della prima ora del congolese, che invece non ha mai parlato dell’ultimo indagato: l’ivoriano-perugino ricercato dalla polizia.
La giovane americana sembra proprio il perno intorno a cui ruota sempre più la soluzione dell’omicidio.
Un giovane, l’ivoriano, di cui, come per Patrick i conoscenti non parlano affatto male: “giovane timido, al limite dell’introverso, che non ha mai dato segnali di essere un violento anche se qualche volta è stato un pò bugiardo”: così viene definito Rudy Hermann Guede dalla figlia dell’imprenditore perugino che lo aveva preso in affido temporaneo per due anni.
Un ragazzo perfetto, sempre puntuale agli allenamenti, sempre disponibile ad aiutare gli altri e con il basket come sua grande passione”: così lo descrivono gli ex compagni di squadra della Uisp Pallacanestro Perugia, con la quale l’ivoriano era cresciuto nelle giovanili. Quel “disponibile ad aiutare gli altri” sembra quasi un messaggio agli inquirenti.

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