Le diverse culture ed etnie, caratterizzate dai differenti linguaggi di comunicazione, sarà protagonista il 27 e 28 novembre al Teatro Concordia di Marsciano della rassegna del cinema etnico “Del lontano Est”.
I film che verranno presentati, prodotti in Cina e in Corea del Sud, tenteranno di rendere l’arte cinematografica un punto di incontro e confronto, oltre che uno strumento di conoscenza e di riflessione. La rassegna si aprirà martedì alle 21 alla presenza del critico cinematografico Andrea Fioravanti, al cui intervento seguirà, alle 21.30, la proiezione del primo film: “Soffio”.
Il giorno seguente, mercoledì 28, è in programma la proiezione mattutina per le scuole del film “Il matrimonio di Tuya”, prevista per le 9.30; in serata, alle 21 sarà invece la volta del film “Still life”.
Di seguito due schede di presentazione dei film in programmazione serale.
Soffio – Titolo originale: Soom
Nazione Corea del Sud – Anno: 2007 – Genere: Drammatico – Durata: 84′ – Regia: Ki-duk Kim.
Cast: Ki-duk Kim, Chang Chen, Jung-woo Ha, Park Ji-a.
Produzione: Cineclick Asia, Kim Ki-Duk Film, Sponge. Distribuzione: Mikado. Data di uscita: 31 agosto 2007 (cinema).
Trama:
In una fredda giornata d’inverno, dopo aver appreso che suo marito ha un’altra donna, Yeon si dirige senza riflettere verso la prigione in cui è rinchiuso Jin. Sebbene non lo conosca personalmente, le frequenti notizie in televisione sui suoi tentativi di suicidio si sono fatte sempre più strada nel suo subconscio ed ora la donna è spinta a cercarlo. Jin non ha visitatori e normalmente non accetterebbe di incontrare un perfetto sconosciuto, ma quando scopre che è una donna, accoglie la sua richiesta per curiosità. Il loro primo incontro è quindi all’insegna dell’imbarazzo. Yeon tratta Jin come se fosse un vecchio amico, mentre l’uomo non si apre così facilmente. Jin rimane sorpreso quando Yeon ritorna a trovarlo una seconda volta. In questa occasione, lei ha decorato la sala delle visite con delle enormi foto della primavera che sboccia e ha riempito la stanza con dei fiori primaverili finti. Lei lo attende con un vestito primaverile e gli canta un allegro brano primaverile. Dopo questo incontro, nelle sue visite successive Yeon porta a Jin tutte le stagioni. Nel frattempo, il marito di lei inizia ad insospettirsi, mentre Jin gradualmente apprezza gli sforzi di Yeon e si apre nei suoi confronti, visto che la donna gli dimostra una costante devozione, nonostante le esplosioni di rabbia che lo contraddistinguono. Un giorno, il marito la segue fino alla prigione ed è testimone dell’intimità esistente tra Jeon e Jin. Il marito geloso la trascina a casa e cerca di tenere separata la nuova coppia. Mentre sono costretti a rimanere divisi, il tempo che precede l’esecuzione di Jin si assottiglia sempre di più. Ma i due sono già legati tra loro più di quanto il marito possa pensare, aldilà della vita e della morte. E una disperata Yeon trova il modo per eludere la sorveglianza di suo marito e ai utare Jin a uscire dalla sua misera condizione.
CRITICA
Autore: Lietta Tornabuoni – Testata: L’espresso
(…) Il racconto non è difficile. Al ritmo, così diverso dal dinamismo inconsulto e dalla fretta incongrua del cinema contemporaneo, occorre abituarsi: se ne ricava una dolce calma, la radiosa profondità di un film molto bello. Gli interpreti, soprattutto il carcerato Chang Chen, sono eccellenti.
Autore: Stefano Lusardi – Testata: Ciak
(…), ancora una volta Kim Ki-duk, alternando come sempre violenza e tenerezza, riesce a trasformare una storia in fondo banale in qualcosa di unico. Regalandoci la preziosa sensazione che la vita possa ancora essere qualcosa di magico e di misterioso.
Autore: Gianni Rondolino – Testata: La Stampa
(…) un’opera magari esile ma indubbiamente intensa.
Autore: Thomas Sotinel – Testata: Le Monde
Autore: Paolo Mereghetti – Testata: Il corriere della sera
(…) Con una libertà narrativa che non si preoccupa della razionalità e con una forza espressiva che aggira la povertà di mezzi, questo film magico e misterioso prende per mano lo spettatore per portarlo dentro i misteri dei sentimenti umani e la logica apparentemente contraddittoria della passione, capaci di dare vita e morte quasi nello stesso momento. (…)
Still life – Titolo originale: Sanxia haoren
Nazione: Cina – Anno: 2006 – Genere: Documentario – Durata:108′.
Regia: Jia Zhang-Ke – Sito italiano:www.luckyred.it/stilllife/
Cast: Sanming Han, Hong Wei Wang, Tao Zhao.
Produzione:Shanghai Film Studios, Xstream Pictures. Distribuzione: Lucky Red. Data di uscita: Venezia 2006, 23 Marzo 2007 (cinema).
Trama:
Il vecchio villaggio di Fengjie, é stato abbandonato perché al centro di un territorio dove é stata costruita un’immensa diga. Il villaggio ora é completamente sommerso, ma il nuovo quartiere non é ancora completato. Un minatore, dopo 16 anni, torna al suo vecchio paese in cerca dell’ex moglie e quando s’incontrano decidono di risposarsi. Shen Hong, un’infermiera torna a Fengjie per cercare il marito che non si fa vedere da due anni, ma, dopo aver ballato insieme decidono di divorziare.
Autore: Alessandra Levantesi – Testata: La Stampa
Entrato in gara alla Mostra di Venezia quasi clandestinamente sotto l’etichetta di «film sorpresa», Still Life di Jie Zhang-Ke ne è uscito vincitore davvero a sorpresa (ma non tanto, considerata la strategia filocinese del direttore Marco Muller), strappando il Leone a concorrenti più meritevoli. Si tratta comunque di una pellicola interessante, soprattutto per il realismo dell’ambientazione (…).
CRITICA
Autore: Paolo Mereghetti – Testata: Il corriere della sera
(…) è una di quelle opere folgoranti e solo apparentemente sottotono che sanno lavorare nel cuore e nella mente dello spettatore per lasciare una traccia destinata a durare. (…)
Autore: Dario Zonta – Testata: l’Unità
(…) Still life, incredibile per bellezza visiva e forza argomentativa, coglie in pieno un momento cruciale dello sviluppo cinese, mostrandone l’aspetto feroce. Operai poveri, costretti a demolire le case dei loro avi, segnate dagli “untori” governativi con avvisi in rosso. (…)
Autore: Cristina Piccino – Testata: Il Manifesto
(…) Jia Zhang-Ke è sguardo interno, appartiene a quel paese, vi è nato, vissuto, ha metabolizzato conflitti e censure trasformandoli in cinema. Ma non nel «suo» cinema, dunque non in esotismo, le sue immagini sono vere in questa urgenza di presente. Non solo racconto della nuova Cina ma linguaggio di una sensibilità vitale e coraggiosa. Forse stupisce in Italia dove il racconto del presente ha necessità dell’altrove per esistere (Amelio che «va» in Cina) trasferendo così il precariato occidentale (al contrario di quanto fa invece De Seta) in zone nascoste come già fece il capitalismo mentre ci dice bene Spike Lee è qui, è il mondo e è la scommessa dell’immagine che Jia Zhang-Ke riapre a ogni suo film. (…)
Autore: Paolo D’Agostini – Testata: la Repubblica
Bella sorpresa il «film sorpresa» del concorso. «Nessuno dovrebbe dimenticare il proprio passato» dice un personaggio di Still life del cinese Jia Zhang-Ke, offrendo la chiave del film. (…) Sembra davvero di rivedere qualcosa dell´Italia tra dopoguerra e ricostruzione, qualcosa del cinema italiano tra neorealismo e commedia del boom. Un mondo crolla ma tutto è possibile, nella corsa all´avidità e al cinismo ma anche nella costruzione di nuovi valori.








