L'accordo con i sindacati prevede sì la salvaguardia dei siti produttivi del gruppo, ma anche la proroga della cassa integrazione e la messa in mobilità

Una realtà industriale, a cavallo tra Umbria e Marche, che fino a qualche anno fa veniva indicata come esempio di una attività perfettamente integrata nel territorio e nelle popolazioni che lo abitano, è in crisi.
Gli stabilimenti Merloni di Fabriano e Gaifana conoscono da tempo una situazione di incertezza legata al loro futuro, che crea giustificati allarmi tra i lavoratori e i territori interessati, per le ricadute disastrose che avrebbero la chiusura di quei siti produttivi e la conseguente soppressione di centinaia di posti di lavoro.
Il motivo è quasi sicuramente che il settore degli elettrodomestici ha raggiunto una maturità tecnologica alla portata di tutti, anche dei Paesi in cui il costo del lavoro è più basso, e che l’azienda non ha saputo rimanere al passo con le novità.
Un accordo raggiunto tra sindacati e datori di lavoro prevede sì la salvaguardia di tutti i siti industriali del Gruppo Merloni, con la conferma dei livelli produttivi degli stabilimenti di Fabriano (1 milione 500 mila pezzi in tutto il polo in un anno ) e di Gaifana (820 mila pezzi in un anno nel campo dei frigoriferi, dei frigocongelatori e delle lavastoviglie), ma allo stesso tempo contempla la richiesta di proroga della cassa integrazione per altri due anni per mille dipendenti, di cui 600 per gli stabilimenti di Fabriano e 500 per quelli di Nocera Umbra, nonché la messa in mobilità di un cospicuo numero di lavoratori, sia vicini alla pensione che volontari in piena età lavorativa.

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