La Tuscia umbro-laziale vola ai settimi cieli partendo dall’aeroporto di Viterbo.
Il Consiglio comunale di Orvieto aveva approvato qualche mese fa un ordine del giorno a sostegno della scelta viterbese, quale terzo scalo aeroportuale laziale, destinato a prendere il posto di Ciampino.
Dopo iniziali orientamenti verso il sud della regione da parte della giunta Marrazzo, ora giunge la notizia della decisione del ministro Bianchi di affidare a Viterbo il terzo aeroporto del Lazio.
La realizzazione e gestione dell’aeroporto, con la regia della Regione, sarà affidata alla società Aeroporti di Roma, asset principale di Gemina.
Entro il 2020 lo scalo dovrà essere in grado di assorbire sei milioni di passeggeri l’anno.
L’entrata in esercizio, secondo Bianchi, avverrà entro i prossimi tre anni. Per il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, la priorità è quella di ridurre al massimo l’attività di Ciampino, fino a chiudere quell’aeroporto. Marrazzo ha aggiunto che “lavorerò affinché Frosinone abbia la possibilità di entrare nel sistema aeroportuale regionale. Lo devo alla parte sud della mia regione”.
Erano in ballo: Viterbo, Frosinone, Latina e Guidonia, ma anche Rieti aveva le sue ambizioni. La creazione di un terzo scalo muove da più esigenze, quali l’alleggerimento del traffico a Ciampino, pari a 4 milioni di passeggeri nel 2006 e con un trend di ulteriore crescita, mentre si vuole fissare la soglia a 3 milioni di utenti; la necessità di rispondere alla domanda di traffico che nel Lazio è stimata in circa 56 milioni di passeggeri nel 2020, a fronte di una capacità di Fiumicino pari a 46 milioni di passeggeri.
Tra gli argomenti a favore di Viterbo, oltre al fatto che tale sito è l’unico per il quale esiste un atto programmatico per l’apertura dello scalo al traffico civile, anche il parere del ministero della Difesa che ritiene “del tutto incompatibili con lo sviluppo del traffico civile e commerciale” le attività militari svolte negli scali di Frosinone, Latina e Guidonia, mentre reputa che le stesse possono essere rese compatibili a Viterbo, dove tra l’altro sono inoltre più contenuti i costi della delocalizzazione delle stesse attività: 7 milioni di euro in 8-12 mesi.
Viterbo esce vincitrice, per le possibilità di ampliamento delle piste esistenti e grazie all’assenza di scali civili concorrenziali nel raggio di 100-150 chilometri. Viterbo può vantare, inoltre, “un’interferenza ai livelli minimi con rotte e spazi aerei connessi ad aeroporti già attivi” e potrà gestire “l’attuale traffico proveniente in prevalenza da nord” evitando sorvoli su Roma.
Resta, intanto incandescente, il rapporto con la Ryanair della quale era stato ventilato l’interesse per lo scalo perugino. Sia Bianchi che Marrazzo hanno usato toni duri: “la compagnia deve mettersi in testa che l’aeroporto di Ciampino non è di sua proprietà. Le sue resistenze sono irrispettose delle istituzioni – ha detto Bianchi – e se la compagnia ritiene di voler volare sul territorio nazionale deve adeguarsi alle nostre decisioni”.
E Marrazzo ha aggiunto: “Non ci faremo condizionare dalle volontà di una compagnia straniera. Se Ryanair non accetterà queste condizioni, sarà un’altra compagnia a portare i turisti a Roma”.








