Tra i dati che l’Istat ha pubblicato sull’accessibilità a beni e servizi che possono essere considerati essenziali, ce ne è uno davvero sorprendente e riguarda il sistema sanitario umbro.
Nel 2006 il disagio maggiore, in Italia, riguarda il pronto soccorso, con il 9% delle famiglie che dichiara di avere molta difficoltà, mentre il 6,5% riferisce di averne ad utilizzare i servizi offerti dalle USL.
Tra le famiglie povere le difficoltà sono più diffuse: il 13,5% e il 10% della famiglie povere dichiara, rispettivamente, di avere molte difficoltà a utilizzare il pronto soccorso e la USL, contro l’8,4% e il 6,1% delle non povere.
A differenza degli indicatori relativi alla zona di residenza, la difficoltà di utilizzo non cresce all’aumentare dell’ampiezza del comune di residenza; i valori più elevati (prossimi al 15%) si osservano tra i piccoli comuni (con meno di 2.000 abitanti) e nei comuni della periferia metropolitana, nei comuni cioè dove è la lontananza delle strutture a determinare la difficoltà di utilizzo, soprattutto per le famiglie povere.
La tipologia familiare risulta, in questo caso, una variabile abbastanza discriminante sulla percezione della difficoltà a usufruire dei servizi sanitari: la percentuale di famiglie che dichiara molta difficoltà (per ASL e/o pronto soccorso) è più elevata tra gli anziani; si tratta, in particolare, del 15,4% degli anziani soli, dell’11,6% delle coppie e di circa il 10% delle coppie con figli e delle famiglie di altra tipologia (più spesso famiglie con membri aggregati anziani).
Chiaramente la difficoltà è legata al maggior bisogno di questo tipo di servizi; gli anziani e i bambini sono le persone che più di altre usufruiscono dei servizi e, quindi, le loro famiglie hanno maggiore consapevolezza delle difficoltà legate al loro utilizzo.
In effetti, “solamente” il 4,6% dei single giovani/adulti dichiara di avere molta difficoltà ad utilizzare il servizio dell’azienda sanitaria locale, contro l’11,3% dei single anziani. La percentuale è superiore al 6% anche tra le coppie di anziani (7,3%) e tra le coppie con tre o più figli (6,3%); percentuale che sale all’8,3% se si tratta di figli minori.
Tra le famiglie senza componenti anziani la percentuale di quelle che dichiarano molte difficoltà scende al 5,4% e quando non sono presenti minori è ancora inferiore (4,9%).
In conclusione, il legame tra povertà e difficoltà di utilizzo dei servizi sanitari appare più forte nelle aree territoriali dove i problemi vengono lamentati da una minore quota di famiglie; in presenza di un’offerta mediamente soddisfacente ad essere penalizzati, per problemi di attesa e collocazione geografica, sono soprattutto i poveri. Viceversa, quando le difficoltà sono più diffuse, come nelle regioni del Mezzogiorno o nei piccoli centri, i problemi divengono trasversali alle diverse fasce di popolazione e non dipendono in misura significativa dalle risorse economiche familiari.
Rispetto a questi dati nazionali e soprattutto a quelli dell’Italia centrale, la situazione dell’Umbria è significativamente diversa.
La nostra regione sta meglio solo riguardo al Lazio dove anche i poveri hanno da lamentarsi.
Ma in Umbria le famiglie non povere che lamentano lo scarso collegamento con i servizi sanitari sono, con una percentuale che sale al 13,7%, più che il doppio di quelle toscane (6,3%) e di molto superiori di quelle marchigiane (9,4%).
Se si scava un po’ più in profondità si vede che le maggiori situazioni di disagio si riscontrano per l’accesso ai servizi Usl dove la percentuale umbra (col 11,5%) è vicina a quella laziale (12,5%) e molto peggiore sia di quella delle Marche (3,9%) e Toscana (3,6%) mentre il divario per l’accesso ai servizi di pronto soccorso è più contenuto ma sempre elevato.
Per questo ultimo aspetto l’Umbria (11,5%) è lontana da Toscana (5,7%) e Marche (8,3) e vicina a quella laziale (13,5%).






