In riferimento ad alcuni articoli apparsi recentemente, a firma di Federcaccia umbra, è intervenuto l’assessore alla “caccia” della Provincia di Terni, Gianni Pelini, per precisazioni in merito all’uso delle risorse finanziarie derivanti dalle tasse regionali che i cacciatori pagano annualmente, una grossa parte delle quali vengono trasferite all’ente per l’esercizio della delega “Programmazione Faunistica”.
Federcaccia Umbra, in sintesi, sostiene che la Provincia di Terni trattiene l’intera somma che le viene trasferita dalla Regione per la delega “caccia “. Questa per l’assessore è una “verità” che non tiene conto che la Provincia trasferisce all’A.T.C. anche selvaggina allevata in proprio con un costo annuo di oltre 200 mila euro.
Da sempre – ha sottolineato l’assessore – la Provincia di Terni ha portato avanti la linea politica secondo la quale va immessa nel territorio agro-silvo-pastorale fauna selvatica (lepre e fagiano) riprodotta nei propri centri e nei recinti, oltre ovviamente, ai capi catturati nelle zone protette.
Sulla base di questa scelta, tra l’altro condivisa da tutte le associazioni venatorie, ha utilizzato per tale scopo gran parte delle risorse di cui alla delega.
L’Amministrazione di Palazzo Bazzani, con atto di Consiglio ha approvato il Bilancio di Previsione dell’A.T.C. n. 3 Ternano-Orvietano, con il quale ha erogato all’A.T.C. le sole spese di funzionamento previste dal Regolamento Regionale n.19, e naturalmente trasferisce sempre all’A.T.C., per interventi di ripopolamento sul territorio destinato alla caccia programmata, un elevato numero di capi di selvaggina allevata allo stato naturale o semi naturale, per la cui riproduzione spende ogni anno oltre 200 mila euro, trattandosi di esemplari di qualità decisamente superiore rispetto ai capi di specie lepre e fagiano acquistati dagli allevamenti.
“Tutto questo, ovviamente – precisa una nota dell’assessorato – viene sempre effettuato sulla base di leggi statali e regionali vigenti, ivi compresi i regolamenti attuativi. Noi siamo rispettosi degli strumenti legislativi –afferma Pelini- e, fino a quando non sopraggiungeranno modifiche agli stessi, nulla potrà cambiare”.








