Con: Ray Winstone, Anthony Hopkins, John Malkovich, Robin Wright Penn. Regia: Robert Zemeckis. Genere: Fantasy. Durata: 114 minuti.

Siamo di fronte ad un cartoon o ad un film con attori in carne ed ossa? Forse se nessuno ti dice che quel che stai vedendo è interamente ricreato al computer attraverso la prodigiosa tecnica del motion capture, la domanda nemmeno te la poni. La tecnica consiste nel far recitare gli attori davanti ad uno schermo verde e con indosso solo una tuta di lycra, munita di sensori ottici capaci di captare e registrare ogni movimento dei suddetti attori. Sofisticati software aggiungono in seguito fantastiche scenografie e ricchissimi costumi che avrebbero richiesto altrimenti budget faraonici. Per qualcuno è la morte della recitazione, per altri una delle più grandi innovazione nella cinematografia.
Fatto sta che due pezzi da 90 di Hollywood come il regista Robert Zemeckis, già noto sperimentatore (acclamato per Chi ha incastrato roger Rabbit?, criticato per il più recente Polar express) e nientemeno che Sir Anthony Hopkins, si sono imbarcati in un progetto del genere, che ha l’aggravante (o il plusvalore a seconda dei punti di vista) di accostare la più avveniristica tecnologia con il più antico poema epico della cultura anglosassone.
È l’epopea di Beowulf, mitico eroe, uccisore di mostri e draghi, sempre in cerca di spericolate avventure coi suoi valorosi compagni. Stavolta se la vedranno col terribile demone Grendel che da tempo infesta il regno del potente re Hrothgar. Quest’ultimo infatti quasi non può permettersi di festeggiare le sue imprese in amene locande, ove fiumi di idromele e donzelle ammiccanti allietano le fredde notti nordiche.
Già perché il mostruoso Grendel, nell’udire canti e schiamazzi impazzisce di rabbia, abbandona la selva, sua tana, e urlante, irrompe violentemente nel festoso ritrovo, facendo strage dei lubrici avventori. Beowulf, temerario, lo affronterà a mani (non solo quelle) nude, riuscendo con immensa gloria a sconfiggerlo. Alcune torbide traversie lo porteranno a prendere il trono dell’ormai vecchio e tronfio re Hrothgar (moglie compresa). Ma, come è noto, il potere logora anche le anime più pure e valorose e il nostro scoprirà che i demoni più pericolosi sono quelli che dimorano dentro di lui.
Aldilà delle più o meno sterili polemiche sulla tecnologia sempre più invadente (ricordo che Chaplin faticò molto ad accettare l’avvento del sonoro), di questo film si può pur dire che ai personaggi manchi una vera profondità emotiva e che certi temi e sottotesti interessanti come il passaggio dal paganesimo al cristianesimo, la corruzione del potere, siano solamente accennati. Tuttavia il film è uno spettacolo per gli occhi che diverte per la cura maniacale dei dettagli grafici ed alcune scene ardite e gustose come la rievocazione teatrale della gesta di Beowulf. Consigliato ai fanatici dei giochi di ruolo a cui il film fa alcuni riferimenti impliciti.

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Conan il distruttore
, di J. Milius
300, di Z. Snyder

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