Per la vicenda delle "lagune" di liquami suinicoli di Bettona ci sarebbero ritardi da parte delle autorità di vigilanza ambientale e sanitaria

Il neonato Partito Democratico dell’Umbria ha preso posizione sulla vicenda delle “lagune di liquami” di Bettona con una lunga nota, nella quale il punto centrale appare la volontà di procedere ad un allontanamento degli allevamenti suinicoli dalle zone abitate e ad un contenimento della loro espansione.
Nello stesso tempo il PD chiede di “mettere in campo modalità più efficaci e riscontrabili pubblicamente di controlli ambientali e sanitari sull’attività degli allevatori da parte dell’ARPA e della ASL è un altrettanto urgente stante i ritardi ancora tutti presenti”.
Una “tiratina d’orecchi” a cui le strutture ambientali e sanitarie stavolta dovranno prestare più attenzione di quanto non facciano di fronte a proteste dei cittadini che non provengano dagli ambienti politici tradizionali. Attenzione che è anche richiesta per evitare al sistema umbro si arrechi un danno d’immagine sol perché, prima di intervenire, si aspettano fatti eclatanti, come i sequestri disposti dalla magistratura.

La gente si chiede infatti, per quel che attiene alla “laguna” di Bettona, come sia possibile come non sia stato previsto che essa, prima o poi, si sarebbe riempita di residui solidi perchè non si sia messo in piedi un sistema di periodico “dragaggio” della stessa per il recupero e riutilizzo delle deiezioni degli animali. A meno che le “scorie” dei maiali non siano come quelle delle centrali nucleari: eterne ed indistruttibili.
Non è impossibile, anche se difficile, per il PD, “coniugare crescita economica, salvaguardia del territorio e qualità della vita, specie quando si è in presenza di forti impatti ambientali come quelli derivanti da un’attività zootecnica intensiva presente da sempre nelle aree di Bettona-Cannara-Bastia-Torgiano”.
Viene, nel comunicato, riconosciuto che “in particolare, nelle zone di Bettona e Torgiano – aree di elevato pregio ambientale, paesaggistico, culturale, turistico ed enogastronomico” i problemi “posti dai cittadini e dai Comitati (scarsa vivibilità, puzza, scarsa sicurezza sanitaria e ambientale, scarsa tutela delle acque, dei pozzi, del Fiume Chiascio ecc…)” sono legittimi.

“Crediamo – prosegue il comunicato – che il problema vero non sia dire No a tutto o semplicemente Si o No all’adeguamento dell’impianto di depurazione di Bettona che riteniamo utile, se non altro a far rispettare gli standard che le leggi italiane e le Direttive comunitarie impongono per gli allevamenti zootecnici e che troppo spesso sono disattese dagli operatori del settore e che oggi non dovranno più eludere; a ridurre le enormi quantità di azoto presenti nei reflui; a garantire attraverso tecnologie innovative la sicurezza sanitaria e ambientale degli impianti migliorando le attuali e assai precarie condizioni degli stessi e, nel contempo, il grado di protezione e di benessere degli animali suini.”
Si richiede quindi “una nuova politica urbanistica ed economica che incentivi, facendo leva sulle risorse comunitarie che finanziano il Piano regionale di Sviluppo Rurale, scelte di riconversione delle destinazioni d’uso degli impianti zootecnici, nonché progetti di qualità nella filiera ambiente-cultura-turismo-agricoltura tesi ad incrementare il valore aggiunto delle produzioni esaltandone le tipicità locali.

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