“Ogni anno – secondo il discorso programmatico di Giorgio Ferrara, neo presidente della fondazione del Festival dei due Mondi di Spoleto, per il quale la rassegna intende comunque continuare a celebrare anche la memoria del maestro Giancarlo Menotti – sceglieremo un tema comune e portante, che indirizzerà le creazioni dei nostri maggiori ospiti. Dedicheremo un evento speciale a una grande personalità e istituiremo un Premio internazionale da assegnare a un celebre nome della scena mondiale”.
“Il nuovo Festival – dichiara Ferrara – si aprirà alle nuove culture, così spesso descritte nel cinema e così raramente rappresentate dal vivo. Ogni anno presenteremo grandi produzioni (opera, teatro e danza) e il concerto in piazza, con un grandissimo direttore d’orchestra e una formazione strumentale di fama.
Spoleto dovrà dialogare, tramite coproduzioni e scambio di ospitalità, con altri Festival. Verranno istituite delle Accademie di ricerca drammaturgica contemporanea attraverso una serie di seminari, aperti al pubblico, che animeranno la città per svariati mesi prima del Festival e si concluderanno con una serie di ‘rappresentazioni’.
Il passato glorioso del Festival di Spoleto ci obbliga a restituirgli quella fama internazionale di cui godeva, facendone una vetrina imparagonabile di prestigiose creazioni. L’ambientazione che offre questa magica città darà alle produzioni culturali una visibilità insostituibile”.
Vale appena la pena di ricordare che Ferrara era stato in predicato, prima di assumere la direzione dei “Due Mondi”, di assumere l’incarico di direttore artistico del Todi Arte Festival in sostituzione della partente Simona Marchini.
Si sa per certo di contatti con il sindaco Ruggiano, contatti poi evidentemente sfumati, riproponendo seppur in tono decisamente minore quanto avvenne tanti anni fa con Menotti (il quale prima di Spoleto aveva individuato Todi come sede della sua creatura)
In ogni caso, la dichiarazione del neo presidente della Fondazione del Festival dei Due Mondi ricalca ed in qualche caso si sovrappone esattamente alle indicazioni che aveva dato il ministro Rutelli quando, con la decisione di nominare Ferrara (in allegato il curriculum), aveva sciolto il nodo che paralizzava il Festival di Spoleto.
“E’ indispensabile coinvolgere nuovamente artisti di fama nel campo del teatro, dell’arte lirica, della musica e del balletto per proporci “riletture” del grande repertorio. Nomi celebri per la loro inventività, ma soprattutto per la loro curiosità. Registi cinematografici invitati a modernizzare l’opera lirica, registi di teatro invitati a reinventare i classici. Apertura del festival anche ai più giovani. Il nuovo Festival deve rappresentare una chiave di libertà e una garanzia di altissima qualità.
Le attività del Festival non saranno circoscritte alla programmazione delle settimane estive. Gli spettacoli si svilupperanno in un’atmosfera speciale e stimolante perché, ogni anno, sarà scelto un tema comune e portante, che indirizzerà le creazioni dei nostri maggiori ospiti.
Il nuovo Festival si aprirà alle altre culture, così spesso descritte nel cinema e così raramente rappresentate dal vivo. L’Asia (con la Cina, la Corea, l’India e il Giappone), il Sudamerica, l’Africa (del Maghreb e del continente nero), le Caraibe: dei crogiuoli di originalità che ci regaleranno visioni insolite e stupende. Scopriremo i loro linguaggi: dalle marionette del “bunraku” giapponese, ai ritmi del Sudamerica, a quelli africani.
Spoleto dovrà dialogare, tramite coproduzioni e scambio di ospitalità, con altri Festival: Avignone, Edimburgo, Aix en Provence, Salisburgo, Venezia, Festival d’Automne, Madrid; consolidare i rapporti con Charleston.
Ci proponiamo di istituire delle Accademie di ricerca drammaturgica contemporanea attraverso una serie di seminari, durante i quali riflettere sulla riutilizzazione estetica di materiali all’origine previsti per altri scopi artistici: l’adattamento teatrale di un romanzo o di una sceneggiatura, l’interpretazione musicale di un dipinto, l’uso delle arti visive nello spettacolo. Romanzieri, poeti, musicisti, registi collaboreranno tra loro per arrivare a creazioni comuni. Ogni anno i seminari saranno accompagnati da una riflessione a tema collegata a un paese, a un’area geografica-culturale, con mostre di arti visive e fotografia, rassegne cinematografiche ed altre espressioni creative.
I seminari, che saranno aperti al pubblico, animeranno la città per alcuni mesi prima del festival e si concluderanno con una serie di “rappresentazioni”.
Grandi attori saranno invitati a recitare monologhi, poemi, romanzi, nella loro lingua.
Ogni anno presenteremo due maggiori produzioni (opera e teatro) e il concerto in piazza (con un grande direttore d’orchestra e una formazione strumentale di fama).”








