Ascoltata in carcere per circa sei ore dal sostituto procuratore Giuliano Mignini, l’americana Amanda Knox si è dichiarata estranea al delitto nel quale è stata uccisa a Perugia Meredith Kercher.
La giovane ha sostenuto che mentre la studentessa inglese veniva uccisa, lei era a casa del suo fidanzato Raffaele Sollecito. A riferirlo sono stati i suoi difensori uscendo dal carcere di Capanne, secondo i quali la loro assistita avrebbe offerto “piena collaborazione”.
Il collegio difensivo confidano nel prosieguo delle indagini e nelle risultanze che giungeranno dalle ulteriori prove tecniche per scagionare la Knox.
Tuttavia la reazione di Amanda Knox non cambia di molto: quando si trova in difficoltà non riesce a fare altro che piangere. Lo ha fatto interrogata oggi dal Pm, come avrebbe fatto nei primi interrogatori in questura dopo la scoperta dell’omicio della studentessa inglese Meredith Kercher.
Una tale reazione può essere vista come una tattica o come una debolezza di carattere. In particolare la studentessa americana si sarebbe rifugiata nelle lacrime quando gli è stato chiesto perchè avesse chiamato in causa Patrick Lumumba Diya.
Particolarmente in difficoltà Amanda si è trovata quando le sono stati contestati alcuni particolari relativi alla morte di Meredith, di cui lei avrebbe fatto cenno parlando con alcune amiche di Meredith.
Particolari che non avrebbe potuto conoscere se non era, come sosteneva, stata presente in via della Pergola la notte del 1 novembre








