Annullato l'annunciato trasferimento lungo Via Cortesi: le bancarelle degli ambulanti sempre più in crisi, ma guai a parlare di soluzioni innovative per il loro rilancio

A Todi ennesima puntata della (ormai) consunta sceneggiata sul futuro del mercato del sabato, sempre più ridotto ai minimi termini senza che però si riesca ad assumere dei provvedimenti decisi e condivisi per il suo rilancio.
Una svolta sembrava dovesse arrivare una mesata fa, quando il sindaco Antonino Ruggiano ha annunciato a sorpresa che le bancarelle sarebbero state spostate lungo Via Cortesi, fra la curva di Carbonari e il bivio di Cappuccini.
Il trasferimento, sottoscritto con favore da 46 ambulanti, aveva suscitato qualche perplessità circa le modifiche che avrebbe comportato alla circolazione stradale in una zona cruciale della città e, anche, per la carenza e distanza di parcheggi, ma la voglia di novità sembrava dovesse avere il sopravvento. Invece…
Invece, una settimana dopo l’altra, il mercato è rimasto silenziosamente nella desolata landa di Porta Orvietana, finché più di recente, un primo cittadino visibilmente contrariato ha informato che lo spostamento era stato annullato, a seguito di non meglio specificate e contrastanti pressioni sia da parte di determinate categorie che di alcuni settori della sua stessa coalizione.
Una marcia indietro, insomma, dettata dalla riapertura dell’infinito e sterile dibattito sul possibile ritorno degli ambulanti nel centro storico, oppure alla Consolazione, o ancora a Porta Romana… Tutte situazioni già vissute in un passato più o meno lontano, ognuna allora con esiti alterni e con oggi ulteriori perplessità circa una loro attuale applicabilità.
A Todi sembrano esistere dei temi sui quali è impossibile pensare, anche per un periodo limitato, ad innovazioni e sperimentazioni. Uno, è noto, è il traffico; l’altro è il mercato. Anzi, il secondo pare addirittura essere un tabù più grande del primo, se è vero che, mentre sulla soppressione del capolinea dei pulmini scolastici dalla piazza, Ruggiano aveva tenuto duro alle proteste, spuntando in poco tempo la ragione, sugli ambulanti non ha fatto in tempo neppure a muoversi. Un peccato, perché se certe scelte, all’apparenza inizialmente impopolari, non si riesce ad assumerle nei primi mesi di “luna di miele” con gli elettori, è dimostrato che poi la cosa si fa via via più difficile.
Pur rispettando la legittimità delle varie posizioni, non si può non notare come nella panoramica dei “tentativi” non riesca a decollare quello in apparenza più logico e facile per rivitalizzare il mercato (perché questo deve essere l’obiettivo… o no?).
Se tutto o quasi sembra dipendere dall’ubicazione più o meno felice in termini di esposizione, raggiungibilità ed aree di sosta (i casi di realtà limitrofe stanno lì ad avvalorarlo), allora perché non prendere in considerazione la zona di Ponterio-Piandiporto?
La proposta, avanzata dal locale comitato frazionale, prevede l’utilizzo degli spazi adiacenti il campo sportivo. Si tratta di circa 5.000 metri quadrati (che l’Amministrazione ha già messo peraltro in preventivo di asfaltare), con la possibilità di ulteriore espansione, tutti pianeggianti, dotati di ampia possibilità di parcheggio gratuito (per Eurochocolate furono calcolati qualche migliaia di posti auto), soleggiati, caratterizzati pure da una piccola area gioco per bambini e, soprattutto, in posizione facilmente raggiungibile sia dal territorio comunale che dalle realtà limitrofe, fattore questo essenziale per esercitare una capacità di attrattiva, senza la quale il mercato – ma potremmo anche dire più in generale la città – difficilmente potrà crescere.
Senza girarci troppo intorno, è evidente quale sia probabilmente la principale ritrosia rispetto ad una simile delocalizzazione (così come di altre), ovvero l’allontanamento dal centro storico, centro storico crocevia da sempre di tante politiche – del traffico, del commercio, dei residenti, eccetera – e da sempre di nessuna politica tutta e sola sua come meriterebbe.
Si trovi la soluzione migliore “per” il rilancio del mercato, senza attardarsi su soluzioni antistoriche come quella di riportarlo in piazza (si veda in proposito anche la direttiva del Ministero dei beni culturali, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale del 19 novembre, che sollecita l’espulsione dai centri storici e dalle città d’arte dell’ambulantato).
Per la piazza e il cuore antico della città si mettano al contempo in atto altre iniziative più consone e coerenti senza continuare a voler “tenere insieme capra e cavoli”.

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