Più semplice e meno inquinante la coltivazione del pomodoro utilizzandone gli scarti per produrre un materiale che permette di eliminare gli involucri di polistirolo

Ricercatori del Cnr di Pozzuoli hanno scoperto che gli scarti della lavorazione del pomodoro possono essere riutilizzati per la creazione di materiale biodegradabile per l’agricoltura.
Gli studiosi hanno messo a punto un prodotto a base di sostanze di origine marina o agricola, polisaccaridi, rinforzati con fibre provenienti dalla lavorazione dei pomodori ottenendo contenitori, completamente biodegradabili, da utilizzare per la coltivazione cosiddetta ‘tray plant’.
Fino ad ora le piante sono ingrossate in particolari contenitori di polistirolo (tray o nursery pots) da 15 fori contenenti un substrato costituito principalmente da torba bionda fibrosa.
Nel periodo invernale le piante, in pieno riposo vegetativo, sono tolte dai contenitori di polistirolo e, con tutto il substrato e le foglie più giovani, sono poste in terra e portate a crescita.
Questo spostamento può, tuttavia, provocare danni all’apparato radicale delle piantine.
Sebbene i contenitori abbiano il vantaggio di essere leggeri e resistenti agli urti, non sono biodegradabili e non possono essere riciclati come imballaggi di plastica (ad esempio, le campane per la raccolta differenziata non li accettano).
Il loro accumulo in agricoltura sta diventando un grosso problema ambientale, visto che solo in Italia se ne usano ogni anno decine di migliaia di tonnellate.
L’idea, dei ricercatori dell’Istituto di chimica biomolecolare del Cnr, è stata quella di sostituire il polistirene con un materiale, completamente biodegradabile, ottenendo contenitori molto leggeri e resistenti che, per la loro biodegradabilità, possono essere interrati con tutte le piantine.

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