Una sfortunata vicenda imprenditoriale e familiare: con lei si è chiuso l'ultimo capitolo della storia dell'ex stabilimento Fornasa

Nell’agosto di due anni fa, presso la Casa Vincenziana “Andreoli” di San Venanzo, è scomparsa all’età di 96 anni la signora Stella Fornasa, secondogenita di Giuseppe Fornasa, fondatore dell’omonimo ex stabilimento tessile di Marsciano.
Suo padre, nativo di Vicenza e che gestiva insieme ad un fratello uno stabilimento nei pressi di Padova, durante il primo conflitto mondiale, venutosi a trovare in zona di guerra e, quindi, nell’impossibilità di proseguire l’attività, all’età di 45 anni acquistò a Marsciano, da un certo Marchese Torelli, un chiodificio posto in fondo a Via dei Conti, poco sotto il Comune e, realizzandovi intorno estesi ampliamenti, lo trasformò in un moderno stabilimento tessile che, anche con una piccola succursale a Fratta Todina, per una ventina di anni, occupò circa 600 dipendenti, dando un contributo importante allo sviluppo economico della zona. Attorno alla fabbrica acquistò anche un’estesa area agricola, comprendente i terreni attualmente delimitati da Via Acquacalda e Via Ponte del Nestore, fino al fiume.

Lo stabilimento, condotto con spiccate capacità imprenditoriali, prosperò bene fino al 1937, quando una sciagura si abbattè su di esso e sull’economia locale: l’alluvione del Nestore, che, arrivando fin sotto le mura di Marsciano, allagò lo stabilimento, danneggiando macchinari ed impianti e distruggendo o asportando tutte le merci, costituiti da filati e tessuti.
Fornasa tentò di rimettere in piedi lo stabilimento, ma già malato di cuore non resse a lungo alla tragedia e morì nel 1941, all’età di 68 anni. Nel frattempo era scoppiata la seconda guerra mondiale e il figlio Domenico non se la sentì di prendere il testimone, per cui l’azienda venne venduta ad un industriale del nord, un certo Fontana, che dopo un paio di anni, smantellò lo stabilimento, trasferendo al nord i macchinari, con la promessa di ritornare dopo la guerra; promessa non mantenuta.
La chiusura dello stabilimento e la guerra riportarono la miseria più nera a Marsciano, tanto che, sul finire della guerra, parte dello stabilimento servì da rifugio a diverse famiglie, che vi abitarono per alcuni anni. Successivamente quella parte venne utilizzata come falegnameria dalla nascente nuova industria di mobili da giardino, la EMU.
Ora, quella stessa area è stata recuperata e sostituita dal complesso “La Corte” e lo spazio interno, come omaggio al fondatore dello stabilimento e a memoria storica di Marsciano, è stato intitolato a Giuseppe Fornasa.

Fornasa si distinse anche per le sue doti umane, tanto che ancora è ricordato con affetto dai pochi suoi ex dipendenti superstiti e dalle loro famiglie. A titolo di esempio, ricordano che quando le sue operaie partorivano, date le condizioni di malnutrizione di allora, egli, per quaranta giorni, durante la cosi detta “quarantana”, passava loro una razione di carne. Inoltre, a differenza della maggior parte degli agrari ed industriali dell’epoca, non si fece coinvolgere dal fascismo, tanto che casa sua era frequentata da Domenico Briziarelli, noto perseguitato dal regime.
Per la figlia Stella, arrivata a Marsciano all’età di nove anni nel 1919, gli anni della giovinezza sono stati quelli di una famiglia agiata: belli e aperti alle più belle speranze. Andata sposa ancora in giovane età a Mario Briziarelli, uno dei figli del fondatore delle omonime Fornaci, ben presto il suo destino cominciò a prendere una piega diversa: a 27 anni la sciagura che colpì la sua famiglia; a 31 la morte del padre.
Il matrimonio poi non fu allietato dalla nascita di un figlio ed anche il marito morì prematuramente. Rimasta vedova, si sposò in seconde nozze con un noto antiquario di Roma, portando con sè la anziana madre e vivendo un periodo sereno nella capitale. Ma pure questo non durò a lungo in quanto, verso la fine degli anni ’70, anche il secondo marito morì.
Deceduta anche la madre nel 1980 e rimasta sola, all’età di 92 anni, ritornò a Marsciano, dove per un quarto di secolo, è vissuta in un condominio nei pressi dell’Oratorio, fino a metà 2005, quando, non potendo più vivere da sola, è stata ricoverata alla Casa di Riposo di San Venanzo.

Anche Stella lascia un gradito ricordo in chi l’ha conosciuta: esente dall’alterigia che spesso contraddistingue le signore della sua classe sociale, era semplice e aperta al sociale, seguendo l’esempio di suo padre: da giovane ha fatto la crocerossina (fra l’altro collaborò alla ricomposizione nella chiesina di Tripoli delle salme delle quattro donne rimaste uccise nel bombardamento sotto il ponte della ferrovia mentre lavavano il bucato); per molti anni ha insegnato catechismo presso l’Oratorio a varie generazioni, oggi di mezza età e che l’annoverano fra i ricordi della loro infanzia. Questo, conservando sempre quel tono della donna di classe che in lei era innato.
Con la signora Stella (il fratello Domenico era deceduto da tempo anche lui senza figli) si chiude in modo triste e malinconico la vicenda sfortunata di quell’uomo che, partito dal lontano Veneto nel pieno del vigore con in mente un progetto importante, dopo averlo realizzato ha dovuto assistere al suo naufragio in un giorno.
La sua morte, però, forse sarebbe stata meno triste se avesse avuto la consapevolezza di aver scritto una pagina indelebile nella storia di una realtà che egli ha contribuito a far crescere
, quale è la Marsciano di oggi, e che la comunità locale gli avrebbe reso testimonianza con quella targa a perenne memoria in piazza Giuseppe Fornasa.

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