Oltre alle tante manifestazioni legate ai presepi di cui è ricco il territorio della media valle del Tevere (e di cui abbiamo e stiamo dando conto con articoli dedicati e segnalazioni nella sezione “Eventi“, nelle gallerie fotografiche e in quelle video), ve ne sono altre storiche in giro per l’Umbria delle quali offriamo una breve guida, fino ad arrivare fuori dei confini regionali per parlare di quello più antico: Greccio.
Una panoramica più ampia, seppur limitata a poche indispensabili informazioni, è inoltre disponibile alla pagina “Presepi Viventi in Umbria” in bella vista sulla home page del sito.
Orvieto, presepe underground nelle grotte del Pozzo della Cava
Definito come uno tra i presepi più suggestivi d’Italia, quello realizzato nelle grotte del Pozzo della Cava di Orvieto rappresenta un vero gioiello da poter ammirare nel periodo che va dal 23 dicembre al 13 gennaio, con orario continuato dalle 9 alle 20. Ciò che caratterizza la rappresentazione è indubbiamente la sua ambientazione nell’ultima grande grotta del percorso ipogeo del Pozzo della Cava, nel quartiere medievale di Orvieto, sospesa a 36 metri di altezza.
Tutti i personaggi, animati da movimenti meccanici, sono a grandezza naturale, realizzati con i materiali e le tecniche degli effetti speciali tridimensionali utilizzati nel teatro e nel cinema. La riproduzione della pelle umana e dei musi degli animali, ad esempio, viene eseguita utilizzando speciali gomme, silicone, lattice e resine che fanno apparire i “figuranti” come esseri viventi.
Ogni anno viene proposto per la rappresentazione un tema diverso, sul quale si uniscono verità storiche ed interpretazioni fantastiche sebbene i costumi, le suppellettili, gli elementi scenografici vengano sempre realizzati in maniera quanto più possibile vicina a quella Palestina di 2000 anni fa dove si parlava in Aramaico e si pregava in Ebraico.
Nel 2007, la XIX edizione avrà come filo conduttore una ricostruzione della natività che ruota attorno alla versione secondo la quale l’origine del nome Betlemme deriva da “Bet Lehm”, che in ebraico significa “casa del pane”. Non a caso, infatti, il villaggio di Bethlem sorgeva in una regione fertile, ricca di ulivi, grano e viti anticamente denominata Ephrata, il cui significato era “fertilità”. Ed è proprio su questa immagine ricorrente del pane che Gesù spesso utilizza per parlare di sé che si basa questa edizione del presepio, un’edizione che vuole porre l’accento sul primo Natale inteso come preludio alla Pasqua e all’Eucarestia.
Le grotte del Pozzo della Cava, ricche di ritrovamenti archeologi etruschi, medievali e rinascimentali, faranno sia da scenario che da introduzione al presepio, con alcune installazioni liberamente ispirate alla storia della salvezza e alle visioni dei mistici medievali.
Una ricca galleria fotografica delle edizioni passate e un’anteprima dei temi già individuati per gli anni futuri sono disponibili sul sito www.pozzodellacava.it/presepe.
Nella capanna di Petrignano: ventinove edizioni all’insegna della beneficenza
Giunto alla sua ventinovesima edizione, il presepe vivente di Petrignano di Assisi rappresenta una delle iniziative più significative del territorio “francescano”.
Situato ai piedi della città serafica, Petrignano si presenta agli occhi dei visitatori con oltre duecento figuranti ambientati in una quarantina di scene che raccontano una storia miracolosa, fra gli scorci di vita quotidiana della città di Betlemme, riproposta con attendibilità storica e in tutto il mistero dell’evangelica nascita che si inserì nella storia dell’Impero Romano, sconvolgendone lo spirito pagano e la fede nella sola forza umana.
Nelle date delle festività natalizie, al calare del sole, il torrione, gli interni del castello con porte, archi e volte ben conservati, i vicoli, gli angoli caratteristici sono avvolti in un’atmosfera mistica. I fondi chiusi delle case di tutti i giorni aprono le porte su antichi mestieri e mostrano scene di arti e banchi dei mercanti. Mentre nella taverna si beve e si grida e in piazza si danza e si canta, nel silenzio della notte, come in un’altra realtà, nasce il Re dei Re.
La capanna si oppone ai simboli del potere: fuori dalla città illuminata solo da fiaccole, lontana dai fragori e dai lussi, la Sacra Famiglia è più vicina agli umili pastori, ai poveri mendicanti, al popolo, che non ai grandi uomini.
La realizzazione del Presepe coinvolge tutti gli abitanti, ciascuno con la propria esperienza ed il proprio lavoro: i giovani da novembre trascorrono i pomeriggi a costruire e montare le scene, gli artigiani e le donne realizzano i costumi dei figuranti.
Idee ed iniziative di tutti permettono ad ogni edizione di migliorarsi, aumentare il numero dei personaggi e curare l’ambientazione affinché sia sempre più fedele al periodo storico rappresentato, in modo da incuriosire i visitatori ma anche trasmettere un messaggio umano e cristiano sempre attuale. Ciò che contraddistingue il presepe di Petrignano è la sua finalità benefica, secondo la quale ogni anno il ricavato è devoluto in beneficenza ad associazioni differenti come l’Unicef, la Caritas, l’Istituto Serafico di Assisi, l’Istituto Don Guanella, la Comunità tossicodipendenti di Spoleto, il Comitato “Chianelli” per la cura delle leucemie e tumori dei bambini.
Le scene animate di Ferentillo: una rappresentazione ogni anno diversa
Ferentillo, paesino a 18 chilometri da Terni, adagiato all’inizio della valle del fiume Nera e sovrastato da due rocche duecentesche, ripropone anche quest’anno il tradizionale presepe artistico ambientato presso la Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta.
Nato da un’idea di un piccolo gruppo di parrocchiani, l’evento si ripropone da dieci anni grazie alla fattiva collaborazione di numerosi volontari. In origine sono state studiate diverse ambientazioni, realizzate per la maggior parte in gesso e scagliola, come grotte, paesaggi variegati, personaggi; con il passare degli anni sono stati introdotti effetti come il ciclo giorno-notte, lo scorrere dell’acqua utilizzata per i ruscelli, le cascate, il laghetto con i pesci, il vento che muove il canneto, la stella cometa e il cielo stellato, realizzato con fibre ottiche e proiettori.
Nelle ultime edizioni, alla rievocazione statica si è associata la narrazione dei passi del Vangelo inerenti la Natività, accompagnata dai movimenti meccanici dei personaggi e da giochi di luce che evidenziano alcune scene. Proprio per ottenere questo risultato il presepe si compone di singole scene come l’Annunciazione, il Censimento, la Natività, l’Annuncio ai pastori e la Fuga in Egitto, in modo da formare nel complesso un unico paesaggio. Al momento dell’annuncio dell’angelo ai pastori, altro effetto particolare è quello realizzato attraverso emettitori di fumo che, utilizzati in combinazione con i faretti, formano forme sospese nell’aria quasi a dare l’idea di una presenza soprannaturale.
I lavori di preparazione del presepe iniziano i primi di settembre con il montaggio che si protrae da ottobre fino a dicembre, quando viene inaugurato ufficialmente. Quest’anno il presepe sarà visitabile dal 24 dicembre al 31 gennaio secondo i seguenti orari: nei giorni festivi dalle 15 alle 19 e nei giorni feriali dalle 16 alle 18.
Il presepe artistico animato di Ferentillo ha ottenuto negli anni consensi e riconoscimenti, tra i quali spicca nel 2003 la vittoria della X edizione del concorso nazionale “Praesepium Italiae” indetto dall’Associazione Amici del Presepio delle Madonie e di Sicilia.
Informazioni dettagliate sulla manifestazione ed una ricca galleria di video e fotografie sono consultabili sul sito ufficiale www.presepeferentillo.it.
Tra le genti di Scanzano: un presepe che nasce dalla Bibbia
Dal 1986 è viva la tradizione del presepe vivente nella piccola frazione folignate di Scanzano, antico borgo unito in un unico tessuto urbano alla vicina Vescia dalla quale è separato soltanto dal fiume Menotre. L’iniziativa, nata nel gruppo giovanile della parrocchia di San Martino di Vescia, è stata supportata ed animata negli anni dal parroco don Paolo Aquilini.
La sacra rappresentazione si svolge all’aperto e tocca le principali vie del paese, con una presenza di oltre 150 personaggi guidati da un registra professionale. Molte le scene ed i mestieri antichi proposti nelle vie del paese. Questi i temi ripresi dalla Bibbia: Dio nasce in terra; Nato per noi; Accadde a Betlemme; Rallegrati prediletta da Dio; Eccomi sono la serva di Dio; La famiglia; Solo per amore; Un popolo in cammino; E con lo Spirito il caos diventa vita; A sua immagine.
Il presepe viene rappresentato, all’imbrunire, nei giorni di Natale, Capodanno e dell’Epifania.
Le capanne di Frattuccia: oltre cento personaggi tra le colline
A Frattuccia di Guardea, paese situato in prossimità di Castel dell’Aquila ed Avigliano Umbro, viene riproposto quest’anno un presepe artistico notevolmente ampliato nelle dimensioni ed arricchito di nuovi personaggi. Il messaggio che la manifestazione vuole trasmettere è legato ad una riflessione sul “Grande mistero della Vita”.
Il presepe, attualmente costituito da 120 personaggi a grandezza naturale e da 16 capanne, si estende su un territorio di circa 3.500 metri quadrati adiacente ad un antico casale immerso tra le colline umbre.
Le sue origini risalgono al 1989, quando il parroco don Domenico Venturi chiese ad Irene Giampietro di realizzare un piccolo presepe sotto l’altare della chiesa. Ragazze e ragazzi si misero a forgiare il ferro per fare i manichini dei personaggi, per poi rivestirli con carta di giornale, spalmata di colla e farina, dando così vita a figure diverse a seconda del ruolo designato. Fu scelto, per dargli colore, l’impregnante noce e il bianco latte, toni sommessi che rispecchiano i legni e le rocce del paesaggio umbro.
Di anno in anno il presepe, che è visitabile dal 22 dicembre al 6 gennaio (dalle 9.30 alle 22) si è ingrandito fino a raggiungere le dimensioni attuali.
Un presepe in mezzo al bosco: Volterraneo
A Volterrano, paese vicino a Città di Castello, il presepe vivente è una tradizione che si rinnova da più di venticinque anni. Era il 1980, infatti, quando nella vicina Ronti venne proposta per la prima volta, nella notte di Natale, la rievocazione della Natività nella chiesa parrocchiale. L’evento venne ripetuto fino al 1985, quando don Giuseppe Tanzi pensò di estendere l’iniziativa alle altre sue due parrocchie, Volterrano e San Martin Pereto.
Da allora le tre comunità hanno lavorato insieme alla continua evoluzione della manifestazione. Per alcuni Natali furono riaperte le cantine e i fondi presenti nelle vie di Volterrano per ambientarvi le botteghe artigiane accompagnate, nel percorso verso la Capanna, dalla presenza di lavandaie e pescatori posti lungo il vicino torrente. Per sfruttare lo splendido scenario naturale il presepe fu trasferito successivamente nel bosco vicino al paese, scenario protagonista di un progressivo ampliamento che ha portato ad una estensione della rievocazione su una superficie di 20 mila metri quadrati.
Anche quest’anno l’evento verrà riproposto dalla pro loco nei giorni 25 e 26 dicembre e 1 e 6 gennaio, dalle ore 17 alle 19, con la partecipazione di oltre cento figuranti. L’ambientazione è stata curata negli anni dal costumista e scenografo di fama internazionale Giancarlo Colis, che ha coadiuvato gli altotiberini nella ricostruzione dei ponticelli di legno sul ruscello e delle tortuose stradicciole, segnate da fuochi e capanne, dove rivivono nei loro costumi i palestinesi di 2000 anni fa.
Il motto che accompagna la visita di uno dei presepi viventi più particolari dell’Umbria è “Ogni uomo è mio fratello”, una frase che promuove la solidarietà e il volontariato a favore delle persone emarginate attraverso la collaborazione con l’Avis e l’associazione “Noi di Userna”, che opera a favore dell’integrazione dei portatori di handicap.
Come raggiungere Volterrano: Dalla E45 in direzione Città di Castello, uscire a Promano, seguire le indicazioni per Trestina, attraversare il paese e continuare in direzione Volterrano. Il paese dista dall’uscita 16 chilometri. Sul sito www.volterrano.it è disponibile la piantina del percorso “Verso la Natività”.
Marcellano, un presepe di vita e lavori perduti
Uno dei presepi viventi più noti del territorio è quello realizzato nel paese di Marcellano, al confine tra i comuni di Gualdo Cattaneo e Giano dell’Umbria. Qui, superato l’ingresso dove avviene il censimento da parte di centurioni ed esattori dell’antico impero romano, si può camminare tra le vie del castello ammirando le ventuno scene sapientemente ricostruite ed interpretate dagli abitanti di Marcellano, le cui dimensioni raccolte contribuiscono molto al successo della rappresentazione. Scalpellino, canestraio, tessitrice, vasaio, erborista, orafo, castagnaro, fabbro e falegname sono i mestieri riprodotti fedelmente, ma non mancano spaccati sulla vita nella Sinagoga, in locanda, nelle carceri e nelle case dei poveri.
Nonostante le scene siano aperte al pubblico a partire dalle ore 15 (nei giorni di 25, 26, 30 dicembre, 1 e 6 gennaio), il presepe vero e proprio vive la sua svolta all’imbrunire. Quando le ombre si allungano, infatti, una stella cometa arriva a far da guida ai visitatori, partendo dal campanile del paese per fermarsi appena fuori, nella capanna in cui è ricostruita la scena della Natività. Lì vicino un mulino ad acqua contribuisce ad aggiungere ulteriore suggestione alla teatralizzazione dell’evento sacro.
L’iniziativa del presepe vivente, partita nel 1983, ha avuto un immediato apprezzamento e oggi tutti gli abitanti vi partecipano con entusiasmo. Il borgo conserva notevoli strutture storiche, laboratori agricoli e artigianali; tutto il resto viene adeguato con estrema cura ed attenzione. Lo spirito della manifestazione, infatti, risente della disponibilità incondizionata di tante persone che, nonostante gli impegni familiari e le condizioni atmosferiche spesso avverse, dedicano i loro pomeriggi festivi alla migliore riuscita della rappresentazione.
Secondo alcune ipotesi il castello di Marcellano avrebbe tratto origine da appartenenti alla Gens Marcella (della 41° legione del’esercito di Roma), ai quali quella terra fu concessa come premio di congedo (un reperto romano conservato nella chiesa di Sant’Angelo confermerebbe tale ipotesi). Una storia più certa e documentata fa però comparire per la prima volta il nome di Marcellano in atti del 1200, dai quali risulta che il castello era abitato da circa 700 persone.
Armenzano, un presepe fra i monti
Il presepe è un insieme di sensazioni, atmosfere, suoni. A caratterizzare alcune rappresentazioni della Natività ci sono il suono rimandato da uno scalpellino che incide una lastra di pietra o quello di un mastro ferraio che batte con il martello sull’incudine. E’ il caso di Armenzano, piccolo paese appena sopra Assisi dove la tradizione del presepe si rinnova da circa venti anni con un forte richiamo di visitatori da ogni parte della regione.
Il borgo, grazie alla partecipazione corale di tutti gli abitanti, si trasforma e riporta il visitatore indietro nel tempo, presentando personaggi, lavori e stili dell’epoca. L’originalità dell’evento sta nel fatto che i 60-70 figuranti recitano i quadri di vita palestinese, in un’atmosfera particolarmente suggestiva e dinamica (cui contribuisce l’isolamento montano del borgo), tanto da far definire l’evento “Il presepe nel presepe”. Tra una ricostruzione e l’altra i visitatori hanno la possibilità di ristorarsi con vin brulé e torta al testo.
Le rappresentazioni potranno essere viste il 26 e 30 dicembre, il 6 gennaio dalle 16.30 alle 19.00 (il 1 gennaio alla Rocca Maggiore di Assisi).
Armenzano si può raggiungere salendo da Assisi fino a Piazza Matteotti, proseguendo in direzione Gualdo Tadino, girando poi a destra per la strada che sale e passa per Costa di Trex.
Montefalco, presepe monumentale per beneficenza
Tutta la forza e la suggestione del presepe viene proposta per il sesto anno dall’associazione onlus Vivere la Speranza di Montefalco, che per l’edizione 2007 dell’iniziativa “Lungo la strada dei presepi” ha realizzato un maxi presepe di cinque metri per cinque nel Teatro Comunale San Filippo Neri di Montefalco, prestigiosa cornice nella centrale Piazza del Comune.
Il monumentale allestimento è stato curato dalla presepista, appassionata del genere nonché insegnante di tecniche di allestimento del presepe, Angela Celesti, romana d’adozione ma di origine napoletana, che affiancata dai volontari dell’associazione, ha ricreato l’atmosfera dell’Epifania con una messa in opera scenografica, che agli elementi tradizionali del presepe aggiunge un omaggio all’Umbria e alla città di Montefalco con la creazione di un filare di Sagrantino e di un piccolo campo di olivi.
Il presepe è visitabile durante le festività natalizie dall’8 dicembre sino al 6 gennaio 2008, nei giorni di sabato e festivi.
Lo scopo dell’iniziativa è la raccolta di fondi per la ricerca medica contro i Tumori Neuroendocrini, obiettivo per il quale l’associazione Vivere la Speranza è attiva da sette anni collaborando e supportando l’Università di Perugia. Proprio nel mese di dicembre si stanno concretizzando i finanziamenti dei progetti per l’anno 2007: il completamento del Progetto di Ricerca del Timo e Polmone dell’Università degli Studi di Perugia, l’istituzione di due borse di studio– premio laurea per giovani ricercatori e il contributo al Gruppo Multidisciplinare Regionale sui NET, nato all’inizio dell’anno grazie anche al sostegno dell’associazione.
Greccio, anno 1223: il primo presepe del mondo
La tradizione del “presepio” (dal latino “prae”, davanti e “saeps-saepis”, siepe, cioè lo spazio che recinge la mangiatoia) esisteva probabilmente già prima di San Francesco d’Assisi, anche se la tradizione vuole che fu proprio il patrono d’Italia a ricostruirne per primo l’ambientazione nella campagna di Greccio, in provincia di Rieti, nella notte di Natale del 1223, con tanto di autorizzazione dell’allora Papa Onorio III.
Nel luogo della rievocazione fu costruito un santuario, denominato del Presepe di Greccio, dove dal 1972 ogni anno la pro loco organizza la Rievocazione Storica del Primo Presepe del Mondo, che vede coinvolte circa cento persone in costumi medievali nella rappresentazione di sei quadri viventi. Il primo quadro che s’incontra, camminando immersi in un’atmosfera molto suggestiva, rappresenta l’arrivo di San Francesco a Greccio, a cui segue, nel secondo, il suo trasferimento sui monti sopra il paese, dove egli si costruisce un rifugio oggi chiamato “Cappelletta”.
Nel terzo quadro vivente è narrata la tradizione del “lancio del tizzo”, secondo la quale il Santo, giunto nell’abitato di Greccio e deciso a stabilirvi la sua dimora, la sceglie nel punto in cui cade un tizzo ardente lanciato da un fanciullo. Il quarto quadro raffigura l’incontro tra il Signore di Greccio Giovani Velita e il Santo di Assisi, durante il quale Francesco esterna il desiderio di rivivere a Greccio la scena della Natività e chiede aiuto al Velita per l’organizzazione dell’evento. Nel quinto breve quadro si vedono gli araldi di Giovanni Velita girare per la valle ed annunciare il Natale alla popolazione. Si raggiunge così il sesto e conclusivo quadro, dove si rivive l’atmosfera della Notte Santa del 1223 con la vera e propria “Rievocazione della Natività”.
La bellezza del luogo, i giochi di luci e le scenografie – ricostruite nella vigilia di Natale dalle 22.45 e nei giorni del 26 dicembre, 1 e 6 gennaio dalle 17.45 – rendono unica questa manifestazione, che attrae ogni anno migliaia di visitatori provenienti da tutta Italia e anche dall’estero.








