I consiglieri comunali Giorgi (centrosinistra) e Serafini (centrodestra) contestano gli avvisi di accertamento inviati ai cittadini e, ponendosi alla testa di un costituendo comitato, attaccano precedente ed attuale Amministrazione
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Sull’ondata di cartelle ICI che da giorni stanno arrivando a centinaia nelle case delle famiglie di Todi per un valore complessivo di circa 600 mila euro, relative prevalentemente ad “arretrati” sulle aree fabbricabili previste dal nuovo Piano regolatore, si registra un’iniziativa politica bipartisan, come d’altra parte bipartisan è un po’ tutta la vicenda trovandosi a cavallo tra la vecchia e la nuova Amministrazione.
Il diffuso malcontento di cui TamTam online ha dato più volte conto nei giorni scorsi sia nella sezione “Lettere” che con l’intervento del professor Paolo Federici, ha portato i consiglieri comunali Mauro Giorgi (Idv, centrosinistra) e Claudio Serafini (Udc, centrodestra) a farsi promotori di un costituendo comitato a difesa dei contribuenti destinatari degli avvisi di accertamento.
L’obiettivo, che sarà perseguito con il supporto di tecnici e legali, è quello di “mettere in discussione – è scritto in un comunicato – l’iniqua imposta richiesta dall’Amministrazione comunale e dal servizio Tributi e far pagare l’ICI solo a partire dal settembre 2005, momento in cui è stata adottata la parte operativa del PRG e che comunque è antecedente al Decreto Legge 223 del 4 luglio 2006, che sembra sia stato il punto di riferimento preso dall’Amministrazione Comunale per procedere all’invio delle cartelle tributarie caricate anche da sanzioni”.

L’iniziativa intrapresa dai due consiglieri, da quanto risulta a TamTam, non è l’unica reazione che sta iniziando a muovere i primi passi (altri cittadini stanno infatti mettendo a punto individualmente ricorsi ed azioni legali), ma a far rumore è in questo caso la “strana alleanza” ed i risvolti politici, anche contradditori, che alcuni passaggi della nota firmata congiuntamente da Giorgi e Serafini lasciano intravedere.
“Non vorremmo – si legge infatti – che anche in questo caso (come nel tanto sbandierato ritiro dei telefonini aziendali risolto con un nulla di fatto in quanto sono stati riconsegnati solo da chi ha ovviamente cambiato ruolo) si tenti di far passare un messaggio diverso da quello che realmente è il comportamento dell’attuale Amministrazione Comunale. Noi crediamo – scrivono Giorgi e Serafini – che, con tutte le responsabilità che possono essere addebitate alla precedente Amministrazione, quella attuale avrebbe avuto la grande opportunità di poter intervenire bloccando l’iniqua iniziativa (proposta da chi???), invece si è dimostrata insensibile ed incapace nel risolvere o almeno contenere un problema che riguarda in modo trasversale tutti i cittadini (…). Evidentemente, i circa 600 mila euro in gioco fanno comodo a qualsiasi Amministrazione, sia di sinistra che di destra, visto che si fa cassa senza preventivamente accertarsi delle conseguenze che tali decisioni comportano per i cittadini, nonostante, ‘l’armonizzazione del carico fiscale’ fosse, per il centrodestra, un punto importante del proprio programma fortemente sbandierato durante la campagna elettorale”.

Dopo aver fatto riferimento anche ad “incentivazioni a peso d’oro elargite”, i due consiglieri comunali propongono di “applicare il contenimento dei valori minimi di riferimento per le aree edificabili, sulla base dei quali viene conteggiato il pagamento dell’imposta stessa visto che il comune di Todi è posizionato al doppio rispetto ai comuni di Marsciano e Assisi, a circa il 250% e al 400 % in più rispetto ai comuni di Deruta e Collazzone”.
Questo spiega anche, secondo i due estensori della nota, perché imprenditori, artigiani e commercianti, con tutto ciò che ne consegue, preferiscono investire e stabilirsi nelle realtà limitrofe.
L’attacco al sistema del duo Giorgi-Serafini non si ferma alle situazioni pregresse, investendo anche situazioni relative agli ultimi mesi. “Che si è di fronte ad una scarsa attenzione nei confronti dei contribuenti – continua il loro documento – si può dedurre anche dal fatto che all’Ufficio Urbanistica sono ferme, benché istruite, decine e decine di pratiche che ancora il Consiglio comunale non è stato messo in condizione di poter esaminare, così come richiesto da molti mesi dai cittadini i quali hanno avanzato rinuncia all’edificabilità sul proprio terreno, anche perché impossibilitati al pagamento”.

Alla fine di tutto i due consiglieri (che è bene ricordarlo siedono su schieramenti opposti) chiedono “garanzie affinché l’Ammistrazione riveda, insieme al Servizio Tributi, la propria posizione reinterpretando l’inesistente retroattività del provvedimento e che gli importi dovuti dai cittadini per l’ICI restino quelli già richiesti e ormai pagati dagli stessi a partire dal primo settembre 2005″. Chiedono inoltre “di rivedere le tariffe di riferimento per le aree fabbricabili a destinazione residenziale” e di “mettere prima possibile il Consiglio comunale in condizione di valutare le pratiche di quei cittadini che hanno chiesto la rinuncia dell’edificabilità”.
Sollecitata infine anche “la costituzione di una commissione di esperti della quale facciano parte un commercialista, un avvocato e un giudice tributario“, in quanto – scrivono Giorgi e Serafini – “crediamo che la vicenda rappresenti una grande forzatura e riteniamo la decisione intempestiva ed inopportuna e chiediamo di accertarne la legittimità“.
Nel frattempo viene consigliato ai tuderti “di verificare se è reale l’importo che viene richiesto ed attendere comunque fino all’ultimo momento prima di procedere al versamento in attesa che maturino novità a riguardo”.

Vista la portata economica e sociale dell’operazione di recupero ICI e, anche, la confusione che intorno alla stessa sta più o meno strumentalmente montando, è forse quanto mai auspicabile che esponenti della vecchia e della nuova Amministrazione facciano sentire ufficialmente e chiaramente la loro voce, dando conto dei rispettivi comportamenti e responsabilità e dei motivi reali delle varie tempistiche adottate, spiegando magari anche la carenza di informazione data alla problematica nel periodo della recente campagna elettorale.

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