Come è l’ambiente umbro lo dice una indagine di “sbilanciamoci”. Il risultato è positivo ma non esaltante anche se colloca l’Umbria al sesto posto tra le regioni italiane.
Il risultato complessivo è dato dalla media degli indicatori, è costruito in modo tale da permettere alcune valutazioni aggiuntive sulle distanze relative tra le regioni.
Un valore dell’indice sintetico pari a 0 ci dice che la regione si sta comportando nella media delle regioni; per valori positivi la performance è sempre migliore man mano che il valore cresce, viceversa per i valori negativi.
Sbilanciamoci! ha individuato 10 variabili. La prima metà cerca nel complesso di dare una valutazione di impatto. Si tratta di:
• densità di abitanti, buona approssimazione per i livelli assoluti di produzione di rifiuti ed emissioni, di consumo di risorse, e di pressione antropica sul territorio;
• livello di illegalità ambientale (Ecomafia), che sintetizza tre indici elaborati da Legambiente: reati contro il patrimonio ambientale e naturale, abusivismo edilizio, illegalità legata al ciclo dei rifiuti;
• utilizzo di fertilizzanti in agricoltura, da cui dipende strettamente la qualità delle acque e la pressione generata dall’agricoltura intensiva;
• la qualità dell’aria, misurata con i dati di Corinair: un programma europeo che registra le emissioni di anidride carbonica derivanti da oltre 300 attività antropiche, quindi non solo l’inquinamento da traffico stradale ma anche da produzione industriale e da riscaldamento;
• l’impatto sociale ed ambientale generato dalla mobilità, misurato attraverso un indicatore sintetico elaborato da Sbilanciamoci! che tiene conto del numero di autovetture circolanti per abitante, dell’inquinamento derivante dal traffico su gomma, dell’utilizzo di mezzi alternativi per lo spostamento (bici e treno) e degli incidenti stradali.
Al secondo gruppo, che descrive invece l’attuazione di politiche volte ad arginare la pressione dell’uomo sull’ambiente, appartengono altre 5 variabili:
• le aree protette per regione con le quali si cerca di cogliere l’attenzione verso spazi incontaminati dalla presenza umana;
• la raccolta differenziata e la produzione di energia da fonti rinnovabili pratiche importantissime, di cui è necessaria ed urgente un’implementazione efficace, diretta ad arginare gli effetti negativi derivanti dall’immissione di inquinanti e rifiuti nell’ambiente;
• la diffusione dell’ agricoltura biologica simbolo di un modo nuovo di fare agricoltura che presta attenzione tanto al consumatore come all’ambiente;
• l’ Eco-Management un indicatore sintetico, anch’esso elaborato da Legambiente, in cui si tengono conto di molte buone pratiche dell’amministrazione locale dalle mense biologiche all’attuazione dell’Agenda 21 locale, alla presenza dell’energy manager e del mobility manager .
L’aggregazione dei valori relativi a tutti gli indicatori visti fin ora ci porta alla classifica relativa all’ambiente:
Trentino Alto Adige 1.27; Valle d’Aosta 0.52; Basilicata 0.35; Toscana 0.26; Piemonte 0.18; Umbria 0.18; Abruzzo 0.10; Marche 0.02 ; Sardegna -0.02; Calabria -0.06; Emilia Romagna -0.07; Friuli Venezia Giulia -0.12; Molise -0.17; Liguria -0.21 ; Lazio -0.24; Veneto -0.33; Sicilia -0.34; Campania -0.34; Puglia -0.48; Lombardia -0.50.











