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La crisi idrica sarebbe preoccupante quanto quella del periodo estivo: proposta l'adozione di misure preventive come la riduzione delle licenze di attingimento ed anche il posticipo dell'apertura della pesca alla trota


Il monitoraggio effettuato dalle Guardie Volontarie Ambientali di Legambiente Umbria sui principali corsi d’acqua della provincia di Perugia, evidenzia una crisi idrica poco differente da quella che ci aveva preoccupato durante il periodo estivo: gli affluenti di sinistra dell’alta valle del Tevere sono ancora in secca e non hanno beneficiato minimamente delle piogge di novembre e dicembre; le condizioni non migliorano per i fiumi Chiascio e Topino, e questo comporta uno stato complessivo del Tevere assai preoccupante, con valori di portata che si attestano sui minimi storici.
“Vista la gravità di questa situazione – dichiara Marco Pippi responsabile acque ed ecosistemi fluviali di Legambiente Umbria – è indispensabile avviare quanto prima un percorso di consultazioni con le istituzioni e i vari soggetti interessati che prenda in considerazione misure preventive fondamentali come la riduzione delle licenze di attingimento per uso irriguo, l’incentivazione dell’uso di sistemi d’irrigazione a risparmio idrico e pratiche agronomiche meno idroesigenti in alternativa al mais e tabacco”.
Secondo Legambiente va inoltre istituito un sistema di monitoraggio permanente in grado di valutare gli andamenti idrologici regionali su scala di bacino, con un servizio di vigilanza specifico e costante. Sul fronte delle derivazioni per uso energetico (centraline idroelettriche), invece, qualora le capacità di portata del corpo idrico risulti inferiore alle esigenze di esercizio, la proposta di Legambiente è di arrivare alla sospensione delle concessioni sino al ripristino delle condizioni di normalità.
“Riguardo alle attività sportive e commerciali – secondo Pippi – va posticipata l’apertura della pesca alla trota sul territorio regionale e vietato l’ingresso in acqua in qualsiasi forma e mezzo (compresi mezzi natanti) nei tratti fluviali in cui le condizioni generali risultino a rischio per l’ecosistema acquatico, con particolare attenzione per i corsi d’acqua ricadenti nelle aree SIC”.

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