L'Università di Perugia protagonista di una scoperta che potrà entrare a breve in sperimentazione clinica per risolvere una malattia infantile spesso mortale

L’Università di Perugia con l’equipe di Paolo Puccetti torna alla grande sulla scena scientifica con la scoperta delle cause e di una possibile cura mirata per la Malattia Granulomatosa Cronica (CGD).
Tale malattia sostanzialmente è generata da un problema immunitario che impedisce di difendersi dalle infezioni.
L’organismo umano normalmente, “bombarda”, col proprio sistema immunitario, batteri e altri agenti infettivi. Se non riesce a farlo si rimane alla mercè dei microbi.
A seguito di esperimenti su cavie animali (topolini con CGD), gli esperti hanno però scoperto che si può ristabilire una condizione di normalità iniettando loro una molecola naturale, la ‘chinurenina’ amminoacido naturale (derivato dal triptofano, altro aminoacido che assumiamo normalmente con la dieta; la carne, in particolare, contiene l’amminoacido triptofano.)

I primi sintomi della CGD si manifestano in genere intorno a 1-2 anni, con l’insorgenza di gravi infezioni di origine batterica o fungina, polmoniti, ingrossamento di fegato, milza e linfonodi.
La CGD è una malattia molto grave
e fino a qualche anno fa le persone affette avevano scarse possibilità di sopravvivenza. Ma grazie allo studio italiano la soluzione potrebbe arrivare presto cioè entro qualche anno.
Gli esperti infatti si sono accorti che le cellule spazzine dei malati ‘non hanno in dotazione le armi’. Così non solo non riescono ad incenerire efficacemente i microbi, ma li lasciano anche liberi di far danni nell’organismo, innescando un processo di iperinfiammazione che, diventando cronica nel tempo, produce più danni del microbo stesso.
L’iniezione di ‘chinurenina’ riarmerebbe i fagociti, che così tornano a dare la caccia ai microbi e poi li, come dice il nome, li fagocitano.
Ovviamente la cautela è d’obbligo perchè l’uomo conosce ancora troppo poco del “funzionamento del proprio motore” e qualche volta le più importanti armi dell’organismo contro le infezioni, hanno comportamenti anomali incomprensibili .
 
Uno studio del San Raffaele di Milano ha rivelato una situazione paradossale: l’interferone alfa, molecola antivirale prodotta dalle cellule infettate da virus per segnalare il pericolo alle altre, è un alleato di malattie mortali come Ebola e Marbug.

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